mercoledì 13 settembre 2017

La portaerei di Mussolini




Domanda ricorrente, perché l'Italia durante il secondo conflitto mondiale non era dotata di navi portaerei? E se vi dicessi, che in realtà l'Italia ha avuto la sua portaerei? Beh diciamo quasi avuto.

La Genesi

La costruzione di una nave portaerei, fu sempre osteggiata dalla maggior parte dei vertici militari italiani, i motivi di tanto scetticismo vanno ricercati nell'accesissima rivalità tra Marina e Aeronautica, una portaerei infatti avrebbe necessariamente voluto dire la creazione di una aeronautica navale, la Regia Aeronautica vedeva tale possibilità come una riduzione del proprio potere, dettato dal fatto che tutto ciò si trovasse in aria avrebbe dovuto essere sotto il comando della Regia Aeronautica.
Anche nella stessa marina però, vi furono correnti contrarie allo sviluppo della portaerei, convinti che in un teatro di battaglia come il Mediterraneo non fosse per nulla determinante, l'aeronautica di base a terra infatti bastava ed avanzava nelle idee del comando di Supermarina, la portaerei era la stessa penisola italiana.
Il progetto della portaerei italiana venne quindi proposto molte volte, ma altrettante volte accantonato.

Dopo l'attacco britannico alla flotta italiana a Taranto, i capi di stato maggiore cambiarono idea, venne deciso urgentemente di dotare la marina di una nave portaerei. 
Per il progetto, affidato all'ingegnere navale colonnello Luigi Gagnotti, si pensò di scegliere una nave già esistente e di trasformarla, così da poter ridurre drasticamente i tempi di costruzione della nave.
La scelta finalmente ricadde sul transatlantico Roma, imbarcazione relativamente nuova (15 anni) che venne già indicata in passato quando si progettò la portaerei nel 1935.




La Nave


I lavori iniziarono verso la fine dell'estate del 1941 dopo l'approvazione finale del progetto. La nave portaerei venne ribattezzata "Aquila".

I lavori di trasformazione del Roma, ormai ribattezzato Aquila, iniziarono con la demolizione delle strutture sul ponte e con la corazzatura dello scafo.
Per quanto riguarda l'impianto di propulsione, fu realizzato utilizzando due apparati inizialmente destinati alla realizzazione di
 due incrociatori leggeri, poi accantonati, tali motori riuscivano a far raggiungere alla nave una velocità massima di 30 nodi.

Per quanto riguarda l'armamento quasi esclusivamente antiaereo, era costituito da otto cannoni da 135/45mm e dodici 65/64mm posizionati a prua ed a poppa. Mentre ai lati dei ponti di volo erano installate 132 mitragliere da 20/65mm.

Per quanto riguarda la componente aerea imbarcata, avrebbe potuto trasportare tra i 50 ed i 60 Reggiane Re.2001 tuttavia, si pensò anche di diminuire il numero di Re.2001 per poter imbarcare almeno una ventina di JU-87 (Stuka) d'importazione tedesca.




Storia Operativa


L'Aquila non riuscì però ad entrare mai in servizio attivo, al Settembre del 1943 era stata quasi completata ed era pronta per i collaudi in mare. Con l'armistizio dell'8 Settembre però ciò non fu possibile.
Il 9 Settembre venne sabotata dall'equipaggio per cercare di evitare potesse finire in mani tedesche ed essere quindi utilizzata da essi.

Successivamente alla costituzione della R.S.I. venne naturalmente affidata alla marina repubblicana, che ne tentò il recupero, senza mai riuscire però a terminare i lavori a causa degli incessanti bombardamenti alleati.
Agli inizi del 1945 il tentativo di recupero venne definitivamente abbandonato.

Con l'arrivo della primavera del 1945, i tedeschi in vista di una possibile occupazione alleata della città di Genova ipotizzarono di spostare la nave all'imboccatura del porto e di autoaffondarla, così da poter ostacolare l'ingresso dei mercantili che avrebbero rifornito le truppe alleate.
Venuti a conoscenza di questo piano, gli alleati affidarono alla marina cobelligerante italiana il compito di sventare il piano tedesco.
Il 19 Aprile quindi, l'Aquila venne attaccata dai mezzi d'assalto subacquei della marina cobelligerante (Vedi Mariassalto) e gravemente danneggiata, rendendo così inattuabile il piano elaborato in precedenza dai tedeschi.

Dopo la guerra la nave, semiaffondata venne recuperata e successivamente demolita nel 1952 ponendo ufficialmente fine alla breve storia della prima portaerei italiana.


D.M.





Nessun commento:

Posta un commento