Passa ai contenuti principali

Caporetto, cento anni dopo



Sono passati esattamente cento anni dall'inizio della battaglia di Caporetto, nota per essere passata alla storia, come la più rovinosa sconfitta dell'esercito italiano.

La situazione del fronte italiano nell'Ottobre 1917




Dopo due anni e mezzo di combattimenti, il fronte italo-austriaco si presentava sostanzialmente come una copia dello statico fronte occidentale, aggravato dalle impervie catene montuose presenti nello scenario.
Il Regio Esercito, sotto il comando del generale Cadorna, aveva più volte tentato di far crollare le difese austroungariche con una serie di sfiancanti offensive, condotte per lo più nel settore dell'Isonzo, complessivamente le offensive furono ben undici.
D'altro canto, gli austroungarici si erano letteralmente dissanguati per poter resistere alle numerose offensive italiane, considerarono quindi l'opzione di chiedere una mano ai tedeschi.
Nel mese di Settembre del 1917 il generale tedesco, Dellmensingen si recò sul fronte italiano per verificare di persona la situazione.
Gli austroungarici chiesero agli alleati germanici di aiutarli a condurre una decisiva offensiva contro gli italiani, visti i risultati della battaglia dell'Aisne, il comando tedesco giudicò positivamente la richiesta austroungarica e venne approvato l'invio degli aiuti.

Otto Von Below posto a capo della neo costituita 14a Armata, iniziò a pianificare con i comandi austroungarici l'offensiva nel dettaglio.
La direttrice iniziale doveva essere verso Saga e Caporetto partendo da Plezzo, in modo da poter conquistare il monte Stol e puntare all'alto Tagliamento.
Allo stesso tempo, una seconda direttrice d'attacco doveva essere Tolmino, così facendo se il piano fosse riuscito si sarebbe potuto attuare un attacco frontale sull'alto Isonzo, con l'obiettivo di accerchiare l'altopiano della Bainsizza.

Il comando italiano era ben conscio della possibilità di una imminente offensiva, infatti Cadorna, il 18 Settembre ordinò che la 2a e 3a Armata assumessero posizioni difensive.
Un primo, grave errore commesso dal comando italiano, è da attribuire al generale della 2a Armata, Capello, il quale non fece arretrare le postazioni d'artiglieria sotto il suo comando. Questo errore rimase "nascosto" fino al 18 Ottobre, quando Cadorna si rese conto della situazione ed ordinò di far arretrare le artiglierie, tuttavia, i generali Cavaciocchi e Badoglio giudicarono non utile lo spostamento delle artiglierie, convinti di poter mantenere la linea difensiva.
Il 23 Ottobre, venne intercettata una comunicazione germanica che riportava con esattezza quando sarebbe iniziata l'offensiva, cioè alle ore 2.00 del giorno successivo. I generali si riunirono e stabilirono che con molta probabilità l'offensiva austrotedesca sarebbe stata rinviata a causa del maltempo.


La Battaglia

Proprio alle 2.00 in punto, iniziò il tiro delle artiglierie austrotedesche, tale bombardamento fu devastante per i reparti stazionati tra Plezzo e l'Isonzo, vennero infatti usate sia granate convenzionali che granate a gas; l'attacco colse di sorpresa gli italiani che non erano in possesso di maschere antigas adatte al tipo di agente chimico usato. Le perdite furono altissime, soprattutto tra gli uomini dell'87° Reggimento.
A causa del bombardamento molte linee di comunicazione vennero interrotte, perciò le notizie giungevano al comando sporadiche e frammentate.

Alle 8.00 inziò l'avanzata della fanteria austrotedesca, inizialmente le forze italiane ressero l'urto, soprattutto nella zona del gruppo Rombon e nella zona di Saga.
Il crollo della linea difensiva italiana si verificò lungo la valle dell'Isonzo, dove le truppe della 12a Divisione tedesca, riuscirono ad avvicinare i reparti italiani senza che essi potessero accorgersene, probabilmente a causa dei residuati del gas che limitava la visuale a fondovalle.
Colti di sorpresa, vedendosi i tedeschi praticamente nelle loro trincee, i reparti italiani in preda al panico, si sbandarono, causando così il collasso dell'intera linea difensiva.
La strategia difensiva italiana era statica, nonostante in Francia vi fossero le prime avvisaglie di un utilizzo della difesa elastica (sviluppata poi definitivamente nel secondo conflitto mondiale), il comando italiano non si era ancora adoperato per cambiare la propria strategia difensiva ritenendola ancora adatta al conflitto in corso.
Il primo giorno costò agli italiani circa 60.000 uomini tra morti, feriti e prigionieri, rimasti intrappolati dall'avanzata austrotedesca. A fronte di circa 7.000 - 8.000 perdite austrotedesche.

Il 25 Ottobre Cadorna prese in considerazione una ritirata generale, ne discusse a lungo con Montuori (Subentrato al cagionevole Capello), ma alla fine nonostante le indicazioni dei suoi collaboratori, Cadorna decise di provare a mettere in piedi una linea difensiva tra monte Vodice e monte Santo.
Ma la fragile ed improvvisata linea difensiva, non tenne e già il 27 Ottobre venne ordinata la ritirata sul Tagliamento.



Cadorna capì che la situazione era destinata a peggiorare ulteriormente, fece iniziare quindi i lavori per la costituzione di una linea difensiva sul Piave, cosa che fu resa possibile proprio grazie alla breve ma determinante resistenza italiana sul Tagliamento.
Il generale Von Below determinato a sfruttare la situazione fino in fondo ordinò alle sue truppe cercare di accerchiare e far prigioniere quante più truppe italiane fosse possibile.
Durante la ritirata vi furono anche episodi di rese di massa, di fronte ad un nemico inferiore di numero (Battaglia di Longarone), questo è da imputarsi allo scarso morale delle truppe ormai in rotta.
Paradossalmente una volta in pianura, gli austrotedeschi non riuscirono ad avere la meglio sugli italiani, più che per una decisa e combattiva ritirata la causa è da trovare nella inaspettata dimensione della vittoria austrotedesca, infatti il comando austriaco non si aspettava di ottenere un tale risultato ed inseguire gli italiani in rotta per più di cento chilometri mandò in tilt la logistica austrotedesca, che dovette fare i conti anche con i migliaia di prigionieri italiani.
E' altamente probabile che se un successo del genere, fosse stato sfruttato con delle tecniche strategiche moderne, poi usate nella seconda guerra mondiale, avrebbero portato al collasso generale del fronte italiano, di dimensioni ben più gravi di Caporetto.
Il 12 Novembre, le truppe italiane terminarono la ritirata sul Piave e riuscirono ad organizzare una linea difensiva, utile per resistere al nemico che aveva ormai perso lo slancio iniziale.
Complessivamente la battaglia di Caporetto costò agli italiani, 250.000 tra morti, feriti e prigionieri oltre che un gran numero di cannoni ed equipaggiamento vario.


Dopo Caporetto

La tremenda sconfitta di Caporetto, scateno in Italia un terremoto che coinvolse anche il governo.
Il re nominò Vittorio Emanuele Orlando nuovo primo ministro, il nuovo governo in accordo con il monarca decise infine di sollevare Cadorna dal comando supremo e di sostituirlo col generale Diaz.

Le cause del disastro sono da attribuire a varie ragioni, Cadorna sapeva dell'imminente attacco austrotedesco ed inizialmente pensò di ritirare i reparti del settore Isonzo dietro l'omonimo fiume, ma ciò rimase solo un idea mai realmente attuata.
Il generale Capello, responsabile della 2a Armata, aveva da qualche mese problemi di salute e non era in grado di contribuire sufficientemente alla gestione delle difese italiane, egli era in oltre un convinto sostenitore della teoria offensiva, sostenendo che un attacco nemico poteva essere stroncato da una rapida ed efficace controffensiva.
Gravi responsabilità ricadono anche sul generale Badoglio, comandante del XXVII Corpo d'Armata, sottovalutò tremendamente le capacità offensive austrotedesche , schierò i suoi reparti prevalentemente sui monti, riservando piccoli reparti alla salvaguardia delle valli.

L'artiglieria italiana è probabilmente il primo oggetto d'accusa riguardo la sconfitta di Caporetto.
Nonostante fosse presente in buon numero e correttamente rifornita, non fu usata a dovere, a partire dal posizionamento, soprattutto quella della 2a Armata comandata dal generale Capello.
Le artiglierie austrotedesche poi erano riuscite con il loro attacco ad interrompere le comunicazioni tra i comandi italiani (I cavi non erano stati fatti interrare), rendendo quasi impossibile ai comandi, ordinare alle rispettive batterie di aprire il fuoco. Il generale Badoglio aveva ordinato che l'inizio del tiro controffensivo sarebbe dovuto iniziare solo dietro suo esplicito ordine, perciò a causa delle comunicazioni interrotte nessun ufficiale delle rispettive artiglierie si prese l'onere di ordinare autonomamente il fuoco sul nemico.
Ed ovviamente, il maltempo ed il gas utilizzato dagli austriaci rese la visibilità oltremodo scarsa, impedendo alle truppe italiane sui monti di avvistare gli austrotedeschi, cosa che rese quindi inservibili le artiglierie italiane incapaci di poter ostacolare l'attacco.


Sono passati cento anni dalla battaglia di Caporetto, ed è bene ricordarla, nonostante sia sicuramente tra i momenti peggiori vissuti dalla nostra nazione, dobbiamo ricordare il sacrificio delle truppe italiane e soprattutto la voglia di rivincita e la coesione nazionale nata dalle ceneri di Caporetto.







Commenti

Post popolari in questo blog

Operazione "Pastorius" - Attacco agli USA

(Gli otto sabotatori tedeschi)

Il piano
Con l'entrata in guerra degli Stati Uniti d'America la Germania si trovava davanti ad un avversario lontano migliaia di chilometri. Questo aspetto costrinse Hitler ed i suoi collaboratori a dover sviluppare metodi alternativi per poter colpire il nuovo nemico.
Poco dopo la dichiarazione di guerra ad Hitler venne prospettata un'azione di sabotaggio ideata dall'Abwher (il servizio segreto militare tedesco).
Si trattava di sbarcare sulle coste americane otto agenti sabotatori, due dei quali in possesso di cittadinanza statunitense.  Una volta sbarcati gli agenti, suddivisi in due gruppi, avrebberp avuto come obiettivi: Le centrali idro-elettriche delle cascate del Niagara, gli stabilimenti produttivi della "Alluminium Company of America", lo snodo ferroviario di Horseshoe. Oltre ad obiettivi minori, come ponti, serbatoi d'acqua dolce e depositi portuali. Il piano convinse Hitler che ne approvò l'attuazione. Gli otto sabo…

La Battaglia d'Inghilterra

Il 18 Agosto di settantasette anni fa, fu il giorno più duro della battaglia d'Inghilterra, in cui entrambi gli schieramenti subirono il maggior numero di perdite.
Nel 1940 dopo aver sconfitto la Francia, la Germania nazista cercò di raggiungere un accordo diplomatico con la Gran Bretagna, quest'ultima guidata da Winston Churchill però, rifiutò le offerte di pace avanzate da Hitler.  Vista l'impossibilità di portare a termine il conflitto tramite una soluzione diplomatica, la Germania doveva decidere quale strategia adottare per costringere i britannici alla resa.
Nacque così l'Operazione Leone Marino, nome in codice dell'invasione dell'Inghilterra. 



L'invasione del territorio inglese aveva due grandi ostacoli; la Royal Navy (Marina militare britannica) e soprattutto la Royal Air Force (Aeronautica militare britannica).
Il dominio dei cieli era necessario se si voleva avere una qualche speranza di riuscita dell'operazione. 
La Luftwaffe, non aveva però una pr…

"La più potente nave da guerra che l'arte navale abbia mai espresso"

(La RN Caio Duilio all'entrata in servizio nel 1880)


Una sfida italiana

Era l'ormai lontano Marzo 1873, il Regno d'Italia si era costituito da appena dodici anni eppure c'era già chi in Italia pensava di poter lanciare la sfida alle potenze marittime per il controllo del Mediterraneo.
Simone Saint-Bon contrammiraglio della Regia Marina presentò al parlamento italiano il progetto di costruzione della classe Caio Duilio, una tipologia di nave che se realizzata avrebbe modificato i rapporti di forza marittimi nel Mediterraneo (e non solo) a favore dell'Italia.

Il parlamento approvò con entusiasmo il progetto e il contrammiraglio fu nominato qualche mese dopo ministro della marina.
Saint-Bon aveva presentato al parlamento un progetto dell'ingegnere navale Benedetto Brin, progetto che in realtà aveva già visto la luce dato che l'impostazione delle due navi della classe Caio Duilio (Enrico Dandolo e Caio Duilio) era già iniziata fin dai primi mesi del 1873.  


Le caratt…