giovedì 26 ottobre 2017

Caporetto, cento anni dopo



Sono passati esattamente cento anni dall'inizio della battaglia di Caporetto, nota per essere passata alla storia, come la più rovinosa sconfitta dell'esercito italiano.

La situazione del fronte italiano nell'Ottobre 1917




Dopo due anni e mezzo di combattimenti, il fronte italo-austriaco si presentava sostanzialmente come una copia dello statico fronte occidentale, aggravato dalle impervie catene montuose presenti nello scenario.
Il Regio Esercito, sotto il comando del generale Cadorna, aveva più volte tentato di far crollare le difese austroungariche con una serie di sfiancanti offensive, condotte per lo più nel settore dell'Isonzo, complessivamente le offensive furono ben undici.
D'altro canto, gli austroungarici si erano letteralmente dissanguati per poter resistere alle numerose offensive italiane, considerarono quindi l'opzione di chiedere una mano ai tedeschi.
Nel mese di Settembre del 1917 il generale tedesco, Dellmensingen si recò sul fronte italiano per verificare di persona la situazione.
Gli austroungarici chiesero agli alleati germanici di aiutarli a condurre una decisiva offensiva contro gli italiani, visti i risultati della battaglia dell'Aisne, il comando tedesco giudicò positivamente la richiesta austroungarica e venne approvato l'invio degli aiuti.

Otto Von Below posto a capo della neo costituita 14a Armata, iniziò a pianificare con i comandi austroungarici l'offensiva nel dettaglio.
La direttrice iniziale doveva essere verso Saga e Caporetto partendo da Plezzo, in modo da poter conquistare il monte Stol e puntare all'alto Tagliamento.
Allo stesso tempo, una seconda direttrice d'attacco doveva essere Tolmino, così facendo se il piano fosse riuscito si sarebbe potuto attuare un attacco frontale sull'alto Isonzo, con l'obiettivo di accerchiare l'altopiano della Bainsizza.

Il comando italiano era ben conscio della possibilità di una imminente offensiva, infatti Cadorna, il 18 Settembre ordinò che la 2a e 3a Armata assumessero posizioni difensive.
Un primo, grave errore commesso dal comando italiano, è da attribuire al generale della 2a Armata, Capello, il quale non fece arretrare le postazioni d'artiglieria sotto il suo comando. Questo errore rimase "nascosto" fino al 18 Ottobre, quando Cadorna si rese conto della situazione ed ordinò di far arretrare le artiglierie, tuttavia, i generali Cavaciocchi e Badoglio giudicarono non utile lo spostamento delle artiglierie, convinti di poter mantenere la linea difensiva.
Il 23 Ottobre, venne intercettata una comunicazione germanica che riportava con esattezza quando sarebbe iniziata l'offensiva, cioè alle ore 2.00 del giorno successivo. I generali si riunirono e stabilirono che con molta probabilità l'offensiva austrotedesca sarebbe stata rinviata a causa del maltempo.


La Battaglia

Proprio alle 2.00 in punto, iniziò il tiro delle artiglierie austrotedesche, tale bombardamento fu devastante per i reparti stazionati tra Plezzo e l'Isonzo, vennero infatti usate sia granate convenzionali che granate a gas; l'attacco colse di sorpresa gli italiani che non erano in possesso di maschere antigas adatte al tipo di agente chimico usato. Le perdite furono altissime, soprattutto tra gli uomini dell'87° Reggimento.
A causa del bombardamento molte linee di comunicazione vennero interrotte, perciò le notizie giungevano al comando sporadiche e frammentate.

Alle 8.00 inziò l'avanzata della fanteria austrotedesca, inizialmente le forze italiane ressero l'urto, soprattutto nella zona del gruppo Rombon e nella zona di Saga.
Il crollo della linea difensiva italiana si verificò lungo la valle dell'Isonzo, dove le truppe della 12a Divisione tedesca, riuscirono ad avvicinare i reparti italiani senza che essi potessero accorgersene, probabilmente a causa dei residuati del gas che limitava la visuale a fondovalle.
Colti di sorpresa, vedendosi i tedeschi praticamente nelle loro trincee, i reparti italiani in preda al panico, si sbandarono, causando così il collasso dell'intera linea difensiva.
La strategia difensiva italiana era statica, nonostante in Francia vi fossero le prime avvisaglie di un utilizzo della difesa elastica (sviluppata poi definitivamente nel secondo conflitto mondiale), il comando italiano non si era ancora adoperato per cambiare la propria strategia difensiva ritenendola ancora adatta al conflitto in corso.
Il primo giorno costò agli italiani circa 60.000 uomini tra morti, feriti e prigionieri, rimasti intrappolati dall'avanzata austrotedesca. A fronte di circa 7.000 - 8.000 perdite austrotedesche.

Il 25 Ottobre Cadorna prese in considerazione una ritirata generale, ne discusse a lungo con Montuori (Subentrato al cagionevole Capello), ma alla fine nonostante le indicazioni dei suoi collaboratori, Cadorna decise di provare a mettere in piedi una linea difensiva tra monte Vodice e monte Santo.
Ma la fragile ed improvvisata linea difensiva, non tenne e già il 27 Ottobre venne ordinata la ritirata sul Tagliamento.



Cadorna capì che la situazione era destinata a peggiorare ulteriormente, fece iniziare quindi i lavori per la costituzione di una linea difensiva sul Piave, cosa che fu resa possibile proprio grazie alla breve ma determinante resistenza italiana sul Tagliamento.
Il generale Von Below determinato a sfruttare la situazione fino in fondo ordinò alle sue truppe cercare di accerchiare e far prigioniere quante più truppe italiane fosse possibile.
Durante la ritirata vi furono anche episodi di rese di massa, di fronte ad un nemico inferiore di numero (Battaglia di Longarone), questo è da imputarsi allo scarso morale delle truppe ormai in rotta.
Paradossalmente una volta in pianura, gli austrotedeschi non riuscirono ad avere la meglio sugli italiani, più che per una decisa e combattiva ritirata la causa è da trovare nella inaspettata dimensione della vittoria austrotedesca, infatti il comando austriaco non si aspettava di ottenere un tale risultato ed inseguire gli italiani in rotta per più di cento chilometri mandò in tilt la logistica austrotedesca, che dovette fare i conti anche con i migliaia di prigionieri italiani.
E' altamente probabile che se un successo del genere, fosse stato sfruttato con delle tecniche strategiche moderne, poi usate nella seconda guerra mondiale, avrebbero portato al collasso generale del fronte italiano, di dimensioni ben più gravi di Caporetto.
Il 12 Novembre, le truppe italiane terminarono la ritirata sul Piave e riuscirono ad organizzare una linea difensiva, utile per resistere al nemico che aveva ormai perso lo slancio iniziale.
Complessivamente la battaglia di Caporetto costò agli italiani, 250.000 tra morti, feriti e prigionieri oltre che un gran numero di cannoni ed equipaggiamento vario.


Dopo Caporetto

La tremenda sconfitta di Caporetto, scateno in Italia un terremoto che coinvolse anche il governo.
Il re nominò Vittorio Emanuele Orlando nuovo primo ministro, il nuovo governo in accordo con il monarca decise infine di sollevare Cadorna dal comando supremo e di sostituirlo col generale Diaz.

Le cause del disastro sono da attribuire a varie ragioni, Cadorna sapeva dell'imminente attacco austrotedesco ed inizialmente pensò di ritirare i reparti del settore Isonzo dietro l'omonimo fiume, ma ciò rimase solo un idea mai realmente attuata.
Il generale Capello, responsabile della 2a Armata, aveva da qualche mese problemi di salute e non era in grado di contribuire sufficientemente alla gestione delle difese italiane, egli era in oltre un convinto sostenitore della teoria offensiva, sostenendo che un attacco nemico poteva essere stroncato da una rapida ed efficace controffensiva.
Gravi responsabilità ricadono anche sul generale Badoglio, comandante del XXVII Corpo d'Armata, sottovalutò tremendamente le capacità offensive austrotedesche , schierò i suoi reparti prevalentemente sui monti, riservando piccoli reparti alla salvaguardia delle valli.

L'artiglieria italiana è probabilmente il primo oggetto d'accusa riguardo la sconfitta di Caporetto.
Nonostante fosse presente in buon numero e correttamente rifornita, non fu usata a dovere, a partire dal posizionamento, soprattutto quella della 2a Armata comandata dal generale Capello.
Le artiglierie austrotedesche poi erano riuscite con il loro attacco ad interrompere le comunicazioni tra i comandi italiani (I cavi non erano stati fatti interrare), rendendo quasi impossibile ai comandi, ordinare alle rispettive batterie di aprire il fuoco. Il generale Badoglio aveva ordinato che l'inizio del tiro controffensivo sarebbe dovuto iniziare solo dietro suo esplicito ordine, perciò a causa delle comunicazioni interrotte nessun ufficiale delle rispettive artiglierie si prese l'onere di ordinare autonomamente il fuoco sul nemico.
Ed ovviamente, il maltempo ed il gas utilizzato dagli austriaci rese la visibilità oltremodo scarsa, impedendo alle truppe italiane sui monti di avvistare gli austrotedeschi, cosa che rese quindi inservibili le artiglierie italiane incapaci di poter ostacolare l'attacco.


Sono passati cento anni dalla battaglia di Caporetto, ed è bene ricordarla, nonostante sia sicuramente tra i momenti peggiori vissuti dalla nostra nazione, dobbiamo ricordare il sacrificio delle truppe italiane e soprattutto la voglia di rivincita e la coesione nazionale nata dalle ceneri di Caporetto.







Nessun commento:

Posta un commento