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L'alleato invisibile.

                              (Re Boris III di Bulgaria in un incontro con Hitler)                                

La Bulgaria nella seconda guerra mondiale.



La seconda guerra mondiale ha visto scontrarsi principalmente due fazioni ben distinte, Asse ed Alleati.
Generalmente si considera l'asse come l'alleanza tra Germania, Giappone ed Italia, escludendo erroneamente altre nazioni che hanno fatto parte dell'alleanza politico-militare.
Questo articolo tratterà del membro dell'asse meno conosciuto ed anche quello passato più inosservato, la Bulgaria.


La Bulgaria tra gli anni trenta e quaranta.

Il Regno di Bulgaria, attraversò verso la metà degli anni trenta una forte crisi interna, nel 1934 un gruppo politico rivoluzionario chiamato Zveno, attuò un colpo di stato, molto simile a quello avvenuto in Italia nel 1922, Re Boris III concesse inizialmente allo Zveno di governare sulla Bulgaria, ma poco più tardi all'inizio del 1935, orchestrò una manovra politica che estromise lo Zveno da ogni carica politica, pose quindi al governo un esecutivo che appoggiava in pieno le sue idee politiche, rendendo di fatto la Bulgaria una dittatura monarchica.

La Bulgaria in seguito alla sconfitta durante la Prima guerra Mondiale, perse la totalità della Macedonia concessa alla Jugoslavia, la Dobrugia meridionale assegnata alla Romania e soprattutto tutta la costa egea a favore della Grecia, togliendo così alla Bulgaria un importante sbocco diretto sul mar Mediterraneo.
Queste perdite territoriali segnarono fortemente la politica bulgara nel primo dopo guerra ed il risentimento per le terre perdute non venne mai meno.


La Bulgaria entra nell'Asse.

Immediatamente dopo la nascita dell'asse nel 1940, la Bulgaria venne subito sottoposta a forti pressioni da parte di Germania ed Italia. Mussolini cercò di mediare con Sofia un ingresso nell'alleanza assicurandogli la restituzione della costa egea, in cambio ovviamente di un impegno militare ai danni della Grecia.
D'altro canto, la Gran Bretagna per scongiurare un adesione bulgara all'asse, minacciò il governo di Sofia di pesanti ritorsioni. Boris III decise quindi di adottare almeno inizialmente una condotta prudente e neutrale. Arrivò anche il turno dell'URSS che approcciò la bulgaria offrendogli tutto il sostegno possibile in cambio del permesso di aprire basi militari sovietiche in territorio bulgaro, mossa che avrebbe senz'altro messo pressione alla Germania. Anche in questo caso, il governo sotto l'influenza di re Boris preferì rifiutare l'offerta sovietica, nonostante la Bulgaria fosse (Ed è ancora oggi) culturalmente molto vicina al popolo russo. Il re temeva che un patto del genere avrebbe favorito l'ascesa dei comunisti bulgari, ponendo in grave pericolo la monarchia stessa, in oltre avrebbe potuto provocare la reazione della Germania e lo stato bulgaro non era pronto ad un confronto del genere.

La Bulgaria mantenne una posizione attendista anche dopo l'attacco italiano alla Grecia, soprattutto a causa dell'intervento diretto della Gran Bretagna che avrebbe potuto colpire la Bulgaria con i suoi bombardieri dal territorio greco.
L'Italia cercò in tutti modi di convincere i bulgari all'intervento, così da poter alleggerire la pressione sul fronte greco-albanese, il governo bulgaro iniziò così le trattative per l'entrata nell'asse, ma in maniera del tutto disinteressata, in quanto si attendevano sviluppi interessanti sul fronte greco-albanese, un crollo greco avrebbe dato il via libera all'invasione bulgara della costa egea. 
La Germania decise di intervenire nei balcani per i primi di Aprile del 1941, attaccando congiuntamente all'Italia la Jugoslavia, chiese poi alla Bulgaria il permesso di attraversare il territorio bulgaro per attaccare la Grecia. 
Il re Boris III a questo punto doveva decidere, permettere ai tedeschi di attaccare la Grecia dal suolo bulgaro sarebbe stato visto da greci ed inglesi come un atto ostile, dall'altra parte, un no alla Germania avrebbe sicuramente provocato una violenta reazione tedesca.

Dopo mesi di ripensamenti la Bulgaria aderì all'asse il primo Marzo 1941, permettendo alle forze tedesche di attraversarne il territorio e posizionarsi lungo il confine Greco-Bulgaro. 


La Bulgaria durante il conflitto.

Il 6 Aprile 1941 Germania ed Italia invasero la Jugoslavia, che aveva subito un colpo di stato filo-inglese, quello stesso giorno, le forze tedesche iniziarono l'invasione della costa egea greca, attraversando il confine greco-bulgaro. 
Le forze bulgare attestate sul confine non parteciparono all'attacco iniziale, venne ordinato loro di attendere.


Il 18 Aprile la Jugoslavia si arrese all'asse incondizionatamente, in Grecia l'esercito greco coadiuvato dai reparti alleati (Britannici, Australiani e Neo Zelandesi), oppose una blanda resistenza ai tedeschi provenienti da est, il grosso dell'esercito greco era infatti schierato sul confine albanese contro gli italiani, la linea Metaxas, concepita per bloccare un invasione proveniente dalla Bulgaria venne aggirata dai tedeschi che sfondarono lungo il confine Jugoslavo.
Il 20 Aprile la situazione si fece disperata per gli alleati, il fronte era crollato, fu in quel momento che venne dato il via libera alle forze armate bulgare di intervenire.
L'esercito bulgaro occupò la costa egea senza incontrare alcuna resistenza, stessa sorte per la Macedonia occupata già dal 19 Aprile senza sparare un colpo.

Con la resa greca la Bulgaria si annesse la costa egea da Nea Keredilia a Alessandropoli e gran parte della Macedonia.
I bulgari iniziarono così una politica di colonizzazione e pulizia etnica nei territori occupati, iniziarono gli scontri con le bande partigiane macedoni e greche formatesi qualche mese dopo l'inizio dell'occupazione bulgara.
Quasi la totalità delle ribellioni vennero soffocate con la violenza da parte delle autorità bulgare. 
Le truppe bulgare rastrellarono sotto indicazione dei tedeschi tutti gli ebrei presenti nelle zone da loro occupate e li consegnarono nelle mani dei nazisti.


(Truppe bulgare in Macedonia)

La Bulgaria si rifiutò di prendere parte all'invasione dell'URSS, Boris III considerava i russi fratelli del popolo bulgaro ed evitò di prendere parte ad una guerra "fratricida", sperava così di tenersi buoni anche i bulgari comunisti che avrebbero potuto secondo il re mettere in pedi un colpo di stato in caso di guerra all'Unione sovietica.
Pur non essendo in guerra con l'URSS, la marina bulgara operò nel Mar Nero, scortando i trasporti tedeschi verso la Crimea, entrando in contatto con le forze marittime sovietiche in qualche occasione dando luogo a delle piccole ed inconcludenti schermaglie.

Nonostante la Bulgaria rimase formalmente fuori dalla guerra con l'URSS, il fronte interno era tutt'altro che calmo, il partito comunista bulgaro iniziò ad organizzare degli scioperi e proteste in tutto il paese.
Il 15 Agosto del 1943, il re Boris III si recò a Berchtesgaden, per conferire con Hitler, nonostante non vi sia alcun verbale dei colloqui, ma solo testimonianze, le quali concordano che Hitler chiese a Boris di dichiarare guerra all'URSS e partecipare attivamente con l'invio di un contingente bulgaro che avrebbe dovuto principalmente occuparsi delle operazioni di contro-guerriglia partigiana nelle retrovie.
Riguardo la risposta, le testimonianze in questo caso si contraddicono, c'è chi dice che Boris abbia risposto con un secco no alle richieste di Hitler seguendo la sua linea politica di neutralità nei confronti dell'URSS e chi invece afferma l'esatto contrario.
Al ritorno in patria, Boris III venne colto da una crisi cardiaca, una crisi dalla quale non fu in grado di riprendersi, il sovrano bulgaro si spense così il 28 Agosto 1943.
Le voci sulla morte di Boris III sono molteplici, la più accreditata è che fu avvelenato, i medici tedeschi che lo visitarono infatti affermarono che era presente un veleno capace di uccidere lentamente nel giro di qualche settimana.
La famiglia reale accusò i comunisti, mentre sono in molti a pensare che la morte del re avvenne per mano dei tedeschi.

La Bulgaria rimase quindi senza sovrano in uno dei periodi più gravi della sua storia, Simeone II divenne il nuovo re di Bulgaria, ma a causa della sua giovanissima età (Aveva solamente 6 anni) il trono venne assunto dal consiglio di reggenza formato dai familiari del re e dai suoi più fidati collaboratori.
Tuttavia, il paese cadde presto nel caos, il partito comunista diventava sempre più forte e le sconfitte tedesche in Unione Sovietica non fecero che alimentare il sentimento anti-tedesco in Bulgaria. 
Nel Novembre del 1943 iniziarono i bombardamenti alleati contro la Bulgaria, complessivamente vennero lanciati 11 raid aerei contro Sofia che costarono alla Bulgaria più di 1.300 civili morti e la distruzione di interi quartieri della capitale bulgara.

Con la caduta della Romania, nell'Agosto del 1944 i comunisti bulgari del Fronte della Patria diedero inizio ad una serie di proteste che sfociarono in una ribellione generale nei confronti del governo Bulgaro pro-tedesco.
Con le truppe sovietiche quasi al confine Bulgaro, l'URSS si vide costretta a dichiarare guerra alla Bulgaria il 5 Settembre 1944, rendendo così vana tutta la politica attuata da Boris III lungo tutto il conflitto.


Il colpo di stato ed il cambio di fronte

Il Governo bulgaro che aveva subito un rimpasto il 2 Settembre al fine di favorire la distensione includendo al suo interno alcuni elementi dei partiti di sinistra, dispose il cambio di fronte, ordinando all'esercito bulgaro di non opporre resistenza ai sovietici, tuttavia ciò non bastò all'opposizione.
Il 9 Settembre il Fronte Patriottico supportato da alcune unità dell'esercito Bulgaro occuparono i punti chiave di Sofia, come il Ministero della Difesa, la sede della Radio ed il Ministero degli Interni, dando il via al colpo di stato comunista bulgaro.
Gli scontri con i lealisti perdurarono fino al 12 Settembre quando i comunisti coadiuvati da gran parte dell'esercito ebbero la meglio, prendendo così definitivamente il potere.

I soldati dell'armata rossa che penetravano in Bulgaria senza incontrare resistenza veniva salutati cordialmente dalla popolazione bulgara che riscoprì quella russofilia e fratellanza panslavica mai sopita.
La Bulgaria dichiarò guerra alla Germania lo stesso 9 Settembre, inizialmente non riconosciuta perché effettuata dai golpisti, ma con il successo del golpe la dichiarazione di guerra divenne praticamente ufficiale.
L'esercito bulgaro presente in Macedonia dovette farsi strada con le armi verso il confine, riuscendo in larga parte a raggiungere il territorio bulgaro.

(Un'unità corazzata bulgara in Macedonia nel 1944)

Le forze armate bulgare ormai alleate dei sovietici iniziarono a cooperare con il nuovo alleato, partecipando all'offensiva nei balcani.
Complessivamente tre armate bulgare (Circa 450 mila uomini) furono impiegate nella campagna dei balcani.
Fu l'esercito Bulgaro a imbottigliare gran parte delle forze tedesche presenti in Grecia, infatti tagliarono loro la via di fuga, occupando la Macedonia, costringendo così i tedeschi ad arrendersi.
Le armate bulgare risalirono la penisola balcanica insieme ai sovietici, arrivando fino a Vienna, dove parteciparono alla presa della città austriaca (Tedesca a quei tempi) con un intera armata composta da cento mila unità.

(Truppe Bulgare sfilano vittoriose a Sofia nel 1945)




Il dopoguerra

Con la fine della seconda guerra mondiale, la Bulgaria perse ovviamente i territori occupati all'epoca dell'alleanza con l'asse, la Macedonia tornò alla Jugoslavia e la costa egea venne restituita alla Grecia, grazie probabilmente all'apporto finale alla causa sovietica la Bulgaria riuscì a trattenere la Dobrugia che era stata presa dalla Romania (Con un patto prima del conflitto a onor del vero).
Si tenne un referendum per l'abolizione della monarchia, che vide una vittoria schiacciante per la causa abolizionista, ponendo fine al Regno di Bulgaria e dando così vita alla Repubblica popolare Bulgara.
Negli anni successivi la Bulgaria restò nella sfera d'influenza sovietica, quasi a coronare il sogno della popolazione di una unione con i "fratelli" russi.
Tuttavia in molti avevano in vano sperato ad un amicizia russa che non comportasse l'installazione di un governo di stampo comunista, cosa che invece accadde.
Il regime comunista governò la Bulgaria fino al 1989 anno della caduta del muro di Berlino.


D.M.








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