mercoledì 20 dicembre 2017

Samba e guerra

(Il distintivo della F.E.B.)


Il Brasile nella seconda guerra mondiale

Nell'immenso panorama storico della seconda guerra mondiale, vi sono pagine di storia meno note, ma non per questo meno importanti. Il coinvolgimento del Brasile al secondo conflitto mondiale è una di esse. 


Il Brasile dagli anni '30 allo scoppio della guerra

La situazione interna brasiliana a ridosso degli anni trenta non era delle più semplici, l'intera nazione viveva un periodo di grande instabilità, soprattutto politica.
Nel 1930 in seguito ad una rivoluzione interna, con l'appoggio decisivo dei militari, Giulio Vargas (Detto anche "Il padre dei poveri") riuscì a prendere il potere. Il neo presidente del Brasile, riuscì a conquistare il favore del popolo attuando una serie di riforme economico-sociali, ritenute necessarie soprattutto dalle classi sociali più basse.
L'ideologia promossa da Vargas fu di stampo tipicamente nazionalista, ma a differenza dei totalitarismi nazionalisti dell'epoca, il nuovo stato brasiliano trovò l'appoggio anziché in un partito guida (Come ad esempio PNF in italia o NASDP in Germania), nelle istituzioni clericali, militari e borghesi, ciò risultò determinante soprattutto per lo status del Brasile nel panorama internazionale.

(Il presidente Giulio Vargas)


La politica estera del Brasile di Vargas, seguì fin da subito un atteggiamento piuttosto ambiguo, si voleva evitare infatti, di trovarsi intrappolati in una nicchia diplomatica che avrebbe potuto mettere il Brasile contro la potenza continentale, cioè gli Stati Uniti d'America.
Il Brasile cercò di orientare la sua strategia diplomatica in modo da ottenere l'appoggio statunitense tramite un accordo "elastico" che permetteva alla nazione di non dover dipendere troppo dagli USA, sfruttandone però l'amicizia a proprio favore.

Tuttavia, nel 1938 la Germania chiese al Brasile di entrare nel patto Anti-Comintern (Il patto anticomunista), dopo un attenta riflessione Vargas decise di non aderirvi, orientando così il Brasile verso una politica di neutralità.
Sempre nel 1938, il movimento delle "Camicie Verdi" d'ispirazione tipicamente fascista tentò di prendere il potere, ma il colpo di stato fu sventato dal pronto intervento della polizia segreta brasiliana, ciò portò ad un deterioramento delle relazioni tra Brasile ed i membri dell'Anti-Comintern.
Neutralità che proseguì anche nel 1939, allo scoppio della seconda guerra mondiale con l'invasione della Polonia da parte della Germania nazista, il governo varò una serie di leggi che vietavano ai paesi belligeranti (di qualunque fazione) di entrare nelle acque territoriali brasiliane ad eccezione di conclamati casi di emergenza.

Non mancarono momenti di tensione durante il conflitto, i britannici nel 1940 bloccarono un mercantile brasiliano che trasportava un carico d'armi provenienti dalla Germania, il governo protestò energicamente ed in seguito alle schiaccianti vittorie ottenute dalla Germania in Europa, la propaganda in Brasile si fece rapidamente favorevole alle potenze dell'asse.
Vargas volle sfruttare l'opportunità per costringere gli Stati Uniti ad investire nell'economia brasiliana, informò così il governo statunitense che i tedeschi erano disponibili attraverso la Krupp ad aprire un industria siderurgica a Volta Redonda.
Gli USA temendo che il Brasile potesse finire nell'orbita dell'asse, intervennero offrendo 45 milioni di dollari per la costruzione degli impianti in Volta Redonda e successivamente nel 1941 avviarono il programma "Lend and Lease" con il Brasile prestando 100 milioni di dollari.

Con l'attacco giapponese a Pearl Harbor, il legame tra Brasile e Stati Uniti si fece ancor più stretto, Vargas confermo la solidarietà della nazione dei confronti degli Stati Uniti e nel Gennaio del 1942, ruppe ogni relazione con le nazioni dell'Asse.


Il Brasile in guerra

Nei primi mesi del 1942 in seguito all'interruzione di ogni rapporto con le potenze dell'Asse il Brasile iniziò a subire per la prima volta le conseguenze del conflitto. 
Il 14 Febbraio il mercantile brasiliano "Cabedelo" che trasportava materie prime destinate all'industria statunitense, venne silurato ed affondato dal sottomarino oceanico italiano "Leonardo da Vinci", tutti i 54 membri dell'equipaggio perirono.
Gli attacchi delle forze sottomarine italo-tedesche si intensificarono e causarono durante il 1942 la perdita di ben 24 navi battenti bandiera brasiliana.
Il governo brasiliano reagi a questi attacchi, confiscando tutti i beni dei sudditi delle potenze dell'asse presenti in Brasile, vennero quindi confiscate 19 imbarcazioni appartenenti agli stati dell'asse, che si trovavano a quel tempo in territorio brasiliano.

(Il "Da Vinci" responsabile dell'affondamento del "Cabedelo")


Verso la metà del 1942 Brasile e Stati Uniti, raggiunsero segretamente un accordo di cooperazione militare. Alcuni ufficiali statunitensi giunsero in Brasile per iniziare un periodo di addestramento ed aggiornamento destinato ai loro pari grado brasiliani.
Vargas però era titubante circa il reale utilizzo delle forze armate brasiliane nel conflitto, temeva che l'opinione pubblica potesse rivoltarsi contro di lui. Iniziò così una campagna propagandistica finalizzata a convincere la popolazione brasiliana che le potenze dell'asse erano una reale minaccia per il Brasile ed i suoi interessi geopolitici.

Il 21 Agosto 1942, finalmente, il Brasile dichiarò ufficialmente guerra a Germania ed Italia, adducendo come motivazione di essere stato unilateralmente aggredito dalle potenze dell'asse, che ignorando lo stato di neutralità brasiliana, attaccavano senza indugi le sue imbarcazioni.
Il 16 Settembre Vargas approvò l'ordine di mobilitazione generale della riserva, istituendo di fatto una sorta di regime militare all'interno del Brasile, cosa che rafforzò il suo legame già forte con l'elitè militare del paese.
Gli Stati Uniti già nel Settembre del 1942, utilizzarono i porti brasiliani come basi d'appoggio anti-sommergibile, ampliando così il raggio d'azione delle unità della US Navy. 

Con lo sbarco degli alleati in nord africa avvenuto nel Novembre del '42 e le sconfitte dell'asse sul fronte egiziano, la capacità offensiva delle forze sottomarine italo-tedesche si ridusse notevolmente, ciò declassò il Brasile da belligerante attivo ad alleato politico.
Vargas quindi, non era più in grado di esercitare una forte pressione politica nei confronti degli USA, la nuova situazione anzi, lo poneva in una condizione d'inferiorità nei confronti dell'alleato che aveva così tanto investito nella nazione brasiliana.
Il presidente brasiliano, incontrò Rooselvet svariate volte, discusse con lui la situazione geopolitica sud americana e sottolineo come il Brasile fosse l'unica nazione del continente ad avere un ruolo attivo nella guerra ed a tal proposito il 28 Gennaio 1943, venne deciso l'invio di un corpo di spedizione brasiliano in un teatro di guerra ancora da stabilire.
Le ragioni che indussero Vargas all'intervento attivo, furono soprattutto di carattere politico, un ruolo diretto del Brasile infatti ne avrebbe rafforzato la posizione in previsione dei futuri trattati post bellici.

(Vargas e Roosevelt seduti al centro della foto)



Le forze armate brasiliane in guerra

Già dalla seconda metà del 1942 gli Stati Uniti avevano addestrato svariate unità aeree brasiliane, che operavano dalle proprie coste con ruoli anti-sommergibile.
Con la decisione della formazione di un corpo di spedizione brasiliano, il generale Dutra, nominato ministro della guerra iniziò a confrontarsi con i vertici militari statunitensi per la costituzione della
 "Força Expedicionária Brasileira", i problemi non furono pochi, le forze armate brasiliane infatti erano state addestrate all'uso di armi tedesche, italiane e francesi, non possedevano alcuna conoscenza delle armi statunitensi e gli ufficiali era impreparati al tipo di guerra che sarebbero andati ad affrontare.

Inizialmente l'obiettivo era quello di addestrare ed armare una forza di cento mila uomini, ma ben presto si iniziarono a palesare grosse difficoltà nel formare un corpo di spedizione di tale proporzione. Infine la F.E.B. poteva contare su circa 26.000 uomini, equipaggiati quasi esclusivamente con armi e uniformi d'importazione statunitense.

Vargas ed i vertici militari brasiliani, avevano una certa fretta riguardo l'impiego del corpo di spedizione, infatti, più tempo passava più temevano che il loro ruolo si rivelasse del tutto marginale in termini di apporto bellico. 

Ma gli statunitensi, alle prese con gravi problemi logistici, non riuscirono a garantire al F.E.B. le imbarcazioni necessarie per il trasporto in Europa.
La F.E.B. venne assegnata alla V Armata Statunitense d'istanza in Italia, comandata dal generale Clark. 

Nel Luglio del 1944 le forze brasiliane iniziarono ad arrivare in Italia, dove vennero inizialmente stanziate a Napoli, dove completarono l'addestramento necessario all'entrata in linea.
Non mancarono le polemiche, i brasiliani lamentarono di essere trattati con sufficienza dagli americani, come fossero dei soldati di serie b. Anche il comando protestò con gli alti ufficiali statunitensi per la scelta di Napoli come città d'approdo, visto che il porto era gravemente danneggiato, non consentendo un rapido sbarco di uomini e mezzi.

Trasferito nei pressi di Tarquinia per ultimare l'addestramento in attesa dello schieramento sul fronte, i generali brasiliani si resero conto dell'inadeguatezza delle loro truppe, tuttavia insistettero per lo schieramento di almeno un reggimento di fanteria appoggiato da un gruppo d'artiglieria e da una compagnia del genio.
Finalmente il 15 Settembre 1944 le prime unità dell'esercito brasiliano iniziavano ad avanzare verso la linea del fronte.

(L'arrivo della F.E.B. a Napoli)


Il battesimo del fuoco avvenne in Toscana, il sesto reggimento brasiliano comandato dal generale Euclide Da Costa, iniziò l'avanzata verso Massarosa, un piccolo comune della provincia di Lucca.
I soldati brasiliani non ebbero grosse difficoltà, si imbatterono solamente in qualche retroguardia della Wehrmacht, fu sparato qualche colpo ma si trattò esclusivamente di schermaglie.
Dopo la presa di Massarosa, il generale Clark comandante della quinta armata statunitense si congratulo con loro, asserendo che i brasiliani dimostrarono non solo spirito lodevole ma anche una buona capacità di combattimento.

(Truppe brasiliane entrano a Massarosa)


Nei giorni successivi, le truppe brasiliane riuscirono a conquistare agevolmente altri piccoli centri abitati della zona, gli scontri contro le truppe tedesche si limitavano a piccole schermaglie tra pattuglie dell'avanguardia per i brasiliani e della retroguardia per i nazisti. Nonostante ciò, in patria questa serie di conquiste venne salutata con grande entusiasmo, tanto che i nomi di Massarosa e di altri piccoli centri della provincia sono presenti sul monumento dedicato ai caduti brasiliani.
In seguito le forze brasiliane vennero spostate nella valle del Serchio, dove in stretta collaborazione con i partigiani locali, i soldati della F.E.B. riuscirono ad avanzare di una trentina di Km, senza subire grosse perdite, di fatto i brasiliani avanzavano in settori dove la presenza tedesca era praticamente nulla. 

(Unità della F.E.B. sul fronte italiano)


Il periodo di dispiegamento nella valle del Serchio non fu però solo avanzate trionfali senza quasi dover combattere, verso la fine di Ottobre, il generale Da Costa iniziò a pianificare un operazione che aveva come obiettivo avanzare nella zona di Castelnuovo di Garfagnana. 
Questa operazione, fu voluta per lo più dai vertici della quinta armata statunitense, che volevano saggiare la consistenza delle truppe italiane presenti in zona (Divisione Monterosa della R.S.I.) delegarono quindi la questione alle forze brasiliane li presenti.
Il 30 Ottobre supportati dalle unità partigiane della zona che fecero da avanguardia, le truppe brasiliane avanzarono verso Castelnuovo, cogliendo inizialmente qualche successo, il giorno successivo però, il comando tedesco temendo che questa puntata offensiva potesse causare non pochi problemi ordinò il contrattacco, per lo più guidato dalle truppe della divisione Monterosa (Battaglione Aosta e Battaglione Brescia), le truppe della F.E.B. colte di sorpresa dovettero arretrare e nel primo pomeriggio venne loro ordinato di ritirarsi sulle posizioni iniziali per evitare di finire accerchiate. I sudamericani lamentarono la perdita di 120 uomini tra cui il tenente José Duarte, primo ufficiale brasiliano a perire in azione.

La F.E.B. venne successivamente trasferita nella zona a sud di Bologna, settore in cui il generale Harold Alexander voleva concentrare la prossima offensiva, con l'intenzione di prendere Bologna prima di natale.
Il 28 Novembre in azione congiunta con le forze statunitensi, le truppe brasiliane attaccarono le posizioni difensive tedesche, con l'obiettivo di prendere monte Castello, considerato un obiettivo chiave nel piano di sfondamento elaborato dagli americani.
L'assalto al monte fu un massacro per i soldati sud americani, che si trovarono di fronte i nidi di mitragliatrice tedeschi pronti a spazzarli via dal campo di battaglia, l'azione durò per tutta la giornata, senza però dare i risultati sperati.
Venne così ordinato di interrompere ogni operazione offensiva, i brasiliani subirono perdite molto alte, oltre 150 tra morti, feriti e dispersi in battaglia.
I brasiliani addossarono la colpa della sconfitta agli americani, colpevoli di aver elaborato un piano troppo superficiale, che ricordava i vecchi assalti alla baionetta della prima guerra mondiale.

(Truppe brasiliane nei pressi di Monte Castello)

Venne pianificato un secondo attacco, che ebbe luogo il 12 Dicembre, tale scontro viene descritto dai brasiliani come il più sanguinoso mai combattuto, le truppe della F.E.B. riuscirono ad avanzare ed a prendere qualche posizione nemica, ma il fuoco d'artiglieria tedesco divenne infernale tanto che le truppe brasiliane si videro costrette a ritirarsi. Questa volta il numero delle perdite superava le 200 unità.
Il comando della F.E.B. iniziò a studiare un nuovo piano per la conquista di monte Castello, convinti che per prenderlo si dovesse impiegare la totalità delle truppe a disposizione.
Tuttavia venne deciso di sospendere ogni azione offensiva fino al nuovo anno, per permettere alle unità in linea di riorganizzarsi e tirare il fiato.

Il nuovo attacco ebbe luogo il 21 Febbraio 1945, venne tutto preparato nei minimi dettagli con l'aiuto del comando statunitense. Le truppe della decima divisione da montagna americana, avevano il compito di prendere monte Belvedere, così da facilitare il compito dei brasiliani proteggendo il fianco più vulnerabile del settore.
Alle 5:30 iniziò l'offensiva brasiliana, i soldati brasiliani questa volta vennero supportati da un formidabile fuoco d'artiglieria che consentì loro di avanzare più agevolmente di quanto fatto rispetto le precedenti offensive contro monte Castello.
Alle 17:00 i brasiliani raggiunsero la vetta del monte, ottenendo così la tanto desiderata vittoria di prestigio. Anche in questo caso le perdite furono elevate, ma furono ripagate dal successo che conferì finalmente alla F.E.B. quel prestigio tanto agognato. In Brasile la vittoria venne esaltata dai media nazionali, celebrata come la vittoria che conferiva finalmente al paese il rango di grande potenza.

(Un avamposto d'artiglieria della F.E.B. nei pressi di monte Castello)


Dopo la conquista di monte Castello, il F.E.B. come tutto il fronte italiano entrò in una fase statica, in attesa dell'arrivo della primavera. 
I comandi alleati infatti, erano decisi a riprendere l'offensiva solo dopo il passare dell'inverno, in accordo con l'alto comando l'offensiva che avrebbe dovuto porre fine alla guerra in Italia venne fissata per i primi di Aprile.
Il 10 Marzo il F.E.B. ricevette l'ordine di rischieramento dell'unità nella zona tra i fiumi Reno e Panaro. Zona da dove avrebbe partecipato all'offensiva di primavera.

Ai primi d'aprile del '45 tutto era pronto per l'offensiva finale, il settore occupato dai brasiliani però destava qualche preoccupazione tra i vertici del comando alleato, il piano infatti prevedeva che la F.E.B. occupasse Montese, un piccolo paese del modenese, tale azione era considerata di primaria importanza, la posizione del paese era strategicamente fondamentale per la buona riuscita delle operazione.
I brasiliani rassicurarono gli statunitensi, secondo la loro previsione Montese sarebbe stato preso nel corso del primo attacco.

Alle 10:15 del 14 Aprile, gli uomini della prima divisione di fanteria brasiliana iniziarono l'avanzata verso il paese, incontrando poca resistenza da parte dei tedeschi.
L'attacco procedeva senza grossi intoppi, l'artiglieria brasiliana ancora una volta diede ottima prova di se, martellando senza sosta le postazioni tedesche e l'abitato di Montese.
I brasiliani continuarono l'attacco ed alle 15:00 entrarono a Montese, ormai ridotta ad un cumulo di macerie, tanto che nemmeno la torre del vecchio castello fu risparmiata dai colpi dell'artiglieria.
Ma il peggio doveva ancora venire, durante la notte il paese fu oggetto di una serie di violenti contrattacchi da parte dei militari della Wehrmacht, tutti respinti dai sudamericani.
Il paese però era ancora oggetto del tiro d'artiglieria da parte dei tedeschi, i brasiliani subirono così molte perdite, ma riuscirono infine a tenere le posizioni conquistate.
I brasiliani ricevettero l'ordine di fermare le operazioni offensive ed attestarsi sulla linea appena guadagnata in attesa di un attacco della 10a divisione da montagna statunitense che aveva il compito di sfruttare un varco nel settore tedesco al fine di provocarne il crollo.
Infatti il 19 Aprile, le unità tedesche presenti in zona ricevettero l'ordine di ritirarsi per evitare di finire accerchiate, i brasiliani vista la situazione ripresero l'avanzata.

Lo sfondamento del fronte e l'insurrezione partigiana, fecero si che gli ultimi giorni di battaglia si tramutassero in una frenetica corsa verso le città del nord. 
Alla F.E.B. venne dato il compito di agganciare ed arrestare la ritirata delle truppe nemiche nella zona del Panaro, ciò poneva però i brasiliani di fronte a un grosso problema, le unità di fanteria erano appiedate e non disponevano di alcun mezzo per lo spostamento, avanzare a piedi avrebbe reso impossibile l'inseguimento delle unità nemiche in ritirata. Gli statunitensi si rifiutarono di consegnare dei camion ai brasiliani in quanto sarebbero serviti a loro, il comando del F.E.B. riunitosi urgentemente decise di utilizzare i mezzi dell'artiglieria brasiliana che a quel punto non sarebbe stata più necessaria in un'azione del genere. 
Venne formato quindi un piccolo raggruppamento celere, che i brasiliani utilizzarono nelle ultime operazioni di guerra.

Il raggruppamento celere iniziò la sua avanzata verso nord-ovest, il 23 Aprile presero Sassuolo e continuando l'inseguimento del nemico in rotta riuscirono abilmente, in collaborazione con un battaglione corazzato americano, ad accerchiare ed insaccare due divisioni nemiche nella zona di Fornovo, una tedesca ed una italiana (R.S.I.). Le forze italo-tedesche tentarono più di una volta senza successo lo sfondamento della sacca, così alle 18:00 del 30 Aprile, i generali delle due divisioni avversarie, Fretter-Pico e Carloni si arresero ai militari brasiliani. 

(I generali Fretter-Pico e Carloni durante le trattative di resa)

La F.E.B. riuscì così a Fornovo a catturare circa 14.000 militari nemici, in tutta la campagna d'Italia i militari catturati dai brasiliani compresi quelli di Fornovo furono invece circa 20.000 uomini.
I brasiliani successivamente continuarono l'avanzata verso Torino ed arrivarono ad Alessandria il primo Maggio, dove venne affidato loro il compito di occupare la zona.

Due giorni dopo la guerra sul fronte italiano poteva dirsi ufficialmente conclusa con la vittoria delle forze alleate.
I brasiliani salutarono la vittoria con ventuno colpi di cannone e si lasciarono andare successivamente a giornate di festa che ebbero il loro culmine il 13 Maggio con la parata delle truppe brasiliane ad Alessandria.
Il presidente Vargas inviò un telegramma di congratulazioni, dove si diceva profondamente orgoglioso dell'operato dei suoi soldati.
Arrivarono i complimenti anche del comandante in capo delle truppe alleate in italia, Alexander, che omaggio i brasiliani con un telegramma il 16 Giugno.

Terminò così l'esperienza bellica del contingente brasiliano nella seconda guerra mondiale.
Le truppe brasiliane iniziarono il rimpatrio a partire dal 6 Luglio del 1945 da Napoli, città dove arrivarono circa un anno prima.
Il Brasile, poteva dirsi sicuramente soddisfatto della sua partecipazione alla guerra, le perdite del F.E.B. raggiunsero complessivamente le 500 unità a cui vanno aggiunti più di duemila feriti.

Nel 1945 venne costruito a San Rocco in provincia di Pistoia un cimitero militare dedicato ai caduti brasiliani durante la campagna, che ha ospitato fino al 1960 le salme dei soldati caduti in battaglia, quando poi venne deciso di far rientrare le salme in Brasile.
Ad oggi resta a San Rocco un monumento dedicato ai caduti della F.E.B. in Italia. 

(Il monumento votivo militare brasiliano a San Rocco)




D.M.








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