giovedì 1 febbraio 2018

Italiani in Murmania


(Parata del corpo di spedizione alleato in Russia nel Settembre 1918)



Crollo russo e ideazione del corpo di spedizione.


Il 3 Marzo 1918 venne siglato il trattato di Brest-Litvosk, che sancì la fine delle ostilità sul fronte orientale.
La Russia cedette gran parte del suo territorio, ma d'altronde con la guerra civile sul punto di esplodere ferocemente, i dirigenti del partito bolscevico avevano altro a cui pensare.
La Germania successivamente penetrò anche in Finlandia, dove con le proprie truppe sosteneva i "bianchi" finlandesi, anche loro in piena guerra civile.

Gli alleati, già preoccupati per la fine della guerra sul fronte orientale, videro la penetrazione germanica in Finlandia come un pericolo per le città portuali russe di Murmansk e Arcangelo. Infatti, durante il corso del conflitto erano diventate linee di rifornimento fondamentali. Nelle due città, in particolar modo Murmansk, vi si trovavano enormi depositi di materiale bellico, una preda ghiotta per chiunque.
I tedeschi occuparono Helsinki il 13 Aprile 1918 con l'aiuto dell'armata bianca finlandese. Ciò spinse i governi dell'Intesa a muoversi velocemente, il rischio di uno sconfinamento germanico a Murmansk si faceva sempre più probabile.
Per prevenire questo disastro logistico, il consiglio supremo alleato di Versailles decise di inviare un corpo di spedizione in Murmania, in funzione anti-tedesca, il 3 Giugno 1918.

L'Italia, che combatteva tenacemente contro gli imperi centrali sul proprio suolo, dopo la disfatta di Caporetto, comprese l'importanza di una maggiore partecipazione italiana al di fuori dei propri confini, soprattutto in chiave diplomatica nell'ottica di un futuro ed eventuale trattato di pace, dove si pensava avrebbe fatto da padrona la regola "Chi più ha dato, più avrà".
Il capo di stato maggiore, Armando Diaz era però contrario, l'invio di due battaglioni italiani con artiglieria da montagna sembrava uno sforzo eccessivo.
Ma come spesso accade, la politica si impose sulle questioni militari ed il generale Diaz fu praticamente costretto ad accettare l'invio del corpo di spedizione italiano in Murmania.


Il Corpo di spedizione italiano e le operazioni in Russia

Il 14 Agosto del 1918 iniziò il lungo viaggio del corpo di spedizione italiano, che partì da Le Havre in Francia, forte di 1.400 uomini, organizzati in 3 compagnie di fucilieri, 1 compagnia di mitraglieri, 1 di Carabinieri ed una di supporto, faceva seguito anche il personale per un piccolo ospedale da campo.
Il 27 Agosto, un ulteriore accordo fra Germania e Russia bolscevica incrinò quasi definitivamente le relazioni tra quest'ultimi e l'Intesa, i rossi infatti, si impegnarono ufficialmente ad espellere con qualunque mezzo le forze dell'Intesa presenti nel loro territorio nel rispetto della neutralità richiesta dalla Germania.


(Fotografia scattata nei pressi di Murmansk 1918)


Arrivati a Murmansk il primo grande problema per le truppe dell'Intesa ed ovviamente anche per quelle italiane, fu il clima, decisamente rigido, che dava origine a molte malattie come congelamenti o casi di polmonite, eventi infausti che finirono col causare le prime perdite del corpo di spedizione.
La regione che il corpo di spedizione andava a presidiare era quasi isolata, la penisola di Kola era scarsamente popolata e l'unica via di collegamento con l'entroterra era rappresentata da una ferrovia diretta a Pietrogrado.
La guerra civile russa però aveva praticamente reso questa tratta quasi inutilizzabile a causa dei continui scontri fra bianchi e rossi.

(Carabinieri in Russia nel 1918)


L'obiettivo principale del contingente alleato era ovviamente quello di difendere Murmansk ed i suoi magazzini ad ogni costo.
Il governo locale ruppe le relazioni con Mosca e si affidò completamente all'aiuto delle forze dell'Intesa.
La popolazione locale, venne disarmata così da prevenire eventuali insurrezioni di carattere bolscevico, una rivolta interna infatti se combinata con un attacco dell'armata rossa da sud sarebbe stata ingestibile per le forze dell'Intesa.
Il 20 Settembre, per volere del comando alleato, i vari corpi di spedizione avrebbero dovuto creare delle unità mobili, che avrebbero dovuto costituire l'elemento offensivo utile alla causa alleata nel teatro delle operazioni.
Gli italiani costituirono il gruppo mobile "Colonna Savoia" forte di 230 uomini, equipaggiati con armi leggere.

(Soldati del corpo di spedizione alleato in Murmania)


Al momento della resa della Germania nel Novembre 1918, il contingente alleato in Murmania era arrivato a circa 15.000 unità, principalmente britannici, francesi ed italiani.
La notizia della fine delle ostilità venne accolta con manifestazioni di giubilo dalle truppe dislocate nel nord della Russia. Tuttavia la missione non poteva dirsi conclusa.
I governi dell'Intesa non consideravano il governo bolscevico come legittimo, e si schierarono apertamente con le forze bianche che tentavano disperatamente di spodestare i bolscevici in quella che era ormai diventata una guerra civile senza esclusione di colpi.

Verso la primavera del 1919, dopo l'arrivo di ulteriori rinforzi, il comando interalleato decise di passare all'offensiva, l'azione, pensata come un attacco preventivo utile soprattutto a guadagnare del terreno da difendere, venne discussa a lungo ed alla fine venne deciso l'obiettivo, la zona del lago di Onega.
Il 21 Maggio la "Colonna Savoia" prese parte all'offensiva, occupando il piccolo villaggio di Medvjea Gora, dove riuscirono facilmente ad avere la meglio sul presidio sovietico.
Una volta occupato il villaggio, le truppe italiane vennero lì schierate a difesa del territorio conquistato, i sovietici tentarono più volte di riconquistare il piccolo centro abitato, ma le truppe italiane riuscirono brillantemente a sventare gli attacchi più di una volta. Su tutti, la battaglia avvenuta tra il 26 ed il 27 Giugno, i sovietici che avevano raccolto svariate unità dalle zone circostanti tentarono il colpo di mano, ma si imbatterono nelle pattuglie italiane che diedero immediatamente l'allarme, facendo così svanire l'effetto sorpresa cercato dai sovietici.

L'andazzo della guerra civile russa non prometteva nulla di buono per le forze dell'armata bianca e per i governi dell'intesa, in Italia governo e militari si scontrarono più volte sulla reale utilità del corpo di spedizione italiano, finché alla fine non venne deciso di iniziare un graduale rientro delle forze italiane dalla Murmania.
Il primo scaglione partì da Murmansk il 28 Luglio, pian piano entro il 15 Settembre l'intero corpo di spedizione fece ritorno in patria.


Epilogo

Il contributo militare del Corpo di Spedizione Italiano in Murmania fu senza dubbio importante, la missione per quanto riguarda l'obiettivo anti-tedesco poteva dirsi completata, successivamente poi, quando si trattò sostanzialmente di interferire nella guerra civile russa, sopraggiunsero questioni diplomatiche e politiche. 
Sonnino, all'ora ministro degli esteri, avrebbe voluto che il corpo di spedizione restasse in Russia soprattutto per motivi politici, ma la situazione era troppo complessa, gli alleati non si decisero mai per un serio e diretto intervento, ma si limitarono all'invio di corpi di spedizione e/o corpi volontari.

Nel quadro generale delle truppe italiane coinvolte in missioni all'estero, durante il primo dopoguerra, quello della spedizione in Murmania è uno dei più interessanti dal punto di vista geopolitico, ma è bene ricordare che non fu il solo, basti pensare alla missione in Turchia o in estremo oriente, accadimenti a cui sicuramente verrà riservato un articolo nei prossimi mesi.



D.M.









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