giovedì 22 marzo 2018

L'asso dei cieli


(Francesco Baracca)



L'aviazione italiana nel primo conflitto mondiale

Lo sviluppo dell'arma aerea fu fin da subito supportata dai vertici militari italiani, nel 1911 alla vigilia della guerra italo-turca, l'esercito (L'arma aerea era ancora parte dell'esercito) disponeva di 4 areostati, 2 dirigibili e 28 aeroplani.
L'utilizzo di un aeroplano in battaglia contro il nemico a terra fu sperimentato per la prima volta proprio dal Servizio Aeronautico Italiano (Così era chiamato il corpo aereo all'interno dell'esercito) durante la guerra contro l'impero ottomano.

Il 23 Ottobre 1911 avvenne la prima azione bellica del Servizio Aeronautico, la flottiglia aeroplani composta da 9 velivoli attacco una colonna nemica, servendosi di semplici bombe da due Kg lanciate a mano dall'aereo.


(Raffigurazione del primo attacco aereo al suolo della storia)

Alla vigilia della prima guerra mondiale, l'Italia nonostante fosse tra le nazioni pionieristiche per quanto riguarda l'arma aerea, non aveva stanziato fondi sufficienti per lo sviluppo di essa. 
Al Maggio 1915 erano disponibili 86 aeroplani, pochi per l'utilizzo che i vertici militari avevano pensato per il servizio aeronautico.

Tuttavia, lo scoppio della guerra fece impennare la produzione, in particolar modo la Caproni, azienda leader nel settore aereo contribui enormemente allo sviluppo tecnologico dell'arma aerea. Complessivamente durante il conflitto vennero prodotti circa 12.000 aerei.


(Il Caproni Ca.32 uno dei primi bombardieri della storia)


Man mano che la guerra andava avanti, l'aeronautica militare compiva progressi enormi, andando a sviluppare specialità fino ad allora sconosciute come il bombardiere e il caccia da superiorità aerea.
Durante il conflitto, l'aeronautica italiana risultò determinante, la ricognizione aerea giocò un ruolo di primaria importanza, così come i bombardieri che portarono a termine numerose missioni di importante rilevanza strategica.

Da segnalare il volo su Vienna, effettuato il 9 Agosto 1918 dove fu preferito lanciare volantini sulla capitale autroungarica anziché bombe.


(Il lancio dei volantini su Vienna)


Francesco Baracca

Francesco Baracca nasce il 9 Maggio 1888 a Lugo (Provincia di Ravenna), figlio di una facoltosa famiglia che possedeva svariati terreni agricoli.
Nel 1907 entrò nell'accademia militare di Modena, dove si specializzo nell'arma di Cavalleria.

Nel 1912 a Roma assistette per la prima volta ad una esibizione aerea, presso Centocelle. Fu amore a prima vista, Baracca si fece trasferire al Servizio Aeronautico dopo aver preso il brevetto da pilota nel mese di Luglio del '12, durante il corso mise subito in mostra le sue innate qualità di aviatore, distinguendosi per le sue particolari tecniche acrobatiche.

Allo scoppio della prima guerra mondiale, Baracca venne assegnato alla 2a Squadriglia da ricognizione e combattimento. Il primo volo avvenne il 25 Agosto. Per tutto il resto del 1915 la sua squadriglia effettuo esclusivamente voli di ricognizione per lo più necessari a guidare il tiro dell'artiglieria.
Il primo combattimento aereo che segnerà l'inizio della leggenda per Baracca, avviene il 7 Aprile 1916, sui cieli di Gorizia. Una volta intercettato un ricognitore nemico (Un Hansa-Brandenburg C.I) Baracca iniziò il suo show da circo volante, grazie ad una serie di manovre riuscì a portarsi in coda al velivolo nemico, colpito da svariate raffiche di mitragliatrice, perse quota e fu costretto ad atterrare bruscamente in territorio italiano, l'equipaggio naturalmente fu fatto prigioniero.
L'azione di Baracca fu la prima vittoria non solo per il pilota di Ravenna, ma il primo successo della storia dell'aviazione italiana.
Per questo Baracca fu decorato con la medaglia d'argento al valore militare.


(Baracca a bordo del suo Nieuport 17)


Baracca si distinse anche per la sua nobiltà d'animo, una volta a terra infatti volle incontrare il pilota abbattuto, per potergli stringere la mano e complimentarsi per essere stato un avversario di tutto rispetto. 
Il pilota italiano, intervistato da svariati giornalisti, affermò: "è all'apparecchio che io miro, non all'uomo".

Il primo maggio 1917, dopo essere stato promosso Capitano, venne assegnato alla Squadriglia "degli assi", un'unità costituita dai migliori piloti del servizio aeronautico italiano.
Sul suo nuovissimo Nieuport 17, Baracca fece disegnare il famosissimo cavallino rampante, simbolo della sua famiglia e emblema dell'arma di cavalleria. 
Dopo la guerra, il simbolo venne donato dalla madre di Baracca ad Enzo Ferrari, che ne fece lo storico stemma della casa automobilistica.

(Lo stemma della famiglia Baracca)


Al Settembre 1917 Baracca era ormai arrivato a 19 abbattimenti (O vittorie che dir si voglia), fu promosso maggiore e nuovamente decorato con un altra medaglia d'argento. 
La nomea del pilota italiano era ormai divenuta famosa anche tra le file nemiche, finendolo per considerare il "Barone rosso italiano".
Con la disfatta di Caporetto, l'apporto dell'arma aerea e della squadriglia comandata da Baracca si rivelò determinante per l'arresto dell'avanzata nemica.
Il pilota di Lugo arrivò a quota 34 abbattimenti, riuscendo nell'impresa di abbattere due caccia nemici nella stessa missione per quella che a detta di molti fu la più spettacolare sfida tra caccia della storia.


(Baracca accanto al suo caccia, da notare lo stemma sulla fusoliera)


Il 19 Giugno 1918, Baracca si alzò in volo per svolgere una missione di mitragliamento a terra, una pratica che come scritto in precedenza fu utile per rallentare il nemico dopo la sconfitta di Caporetto.
Baracca scortato dall'inesperto Osnago, venne colpito da un caccia austroungarico, costretto cosi a volare ad una quota pericolosamente bassa, a causa dell'incendio sviluppatosi dopo i colpi subiti, l'aereo di Baracca si schiantò al suolo. Il pilota venne ritrovato con un foro da proiettile alla tempia, non è mai stato accertato del tutto se fu lui a spararsi per evitare di morire carbonizzato o se il colpo fu inferto dal nemico.

Le esequie del più grande pilota italiano dei tempi, si svolsero il 26 Giugno, l'elogio funebre fu pronunciato da Gabriele D'Annunzio, noto ammiratore dell'asso italiano.







D.M.

   









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