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"Per ora si va a Sidi Barrani..."


(Truppe italiane catturano una pattuglia britannica)



10 Giugno 1940

In quel fatidico 10 Giugno del 1940, Benito Mussolini dal balcone di palazzo Venezia annuncia la discesa in guerra dell'Italia, a lato dell'alleato tedesco, contro Francia e Gran Bretagna.
Mussolini, vista la situazione, con la Francia in condizioni disperate e sull'orlo della catastrofe, dopo più di qualche ripensamento e probabilmente spinto dall'opinione pubblica che credeva si stesse attendendo troppo per entrare nel conflitto, decise di rompere gli indugi. Vista la situazione infatti, i tedeschi erano sul punto di chiudere la partita da soli e tra gli italiani si iniziò a temere di restare a mani vuote e di finire persino puniti dai tedeschi per aver esitato troppo.

L'11 Giugno Vittorio Emanuele III delega il comando supremo a Benito Mussolini e iniziano le ostilità.
Il fronte alpino tuttavia, non lascia grandi possibilità di manovra, le forze italiane li presenti sono schierate sulla difensiva, ciò rende di difficile attuazione la tanto ricercata azione offensiva richiesta da Mussolini. Badoglio, il capo di stato maggiore generale, informa il Duce che ciò è impossibile, visto che per passare ad uno schieramento offensivo occorrono almeno due settimane.

Mussolini non si da per vinto, quando capisce che la Francia sta per chiedere l'armistizio, ordina al Maresciallo Badoglio di organizzare qualche puntata offensiva, la passività italiana infatti, è agli occhi di Mussolini imbarazzante, nonostante le difficoltà prospettate dai militari.
Il 21 Giugno le forze italiane iniziano qualche operazione offensiva lungo il fronte alpino, in particolare è da segnalare l'azione della Divisione "Cosseria" che riesce ad occupare con successo la cittadina francese di Mentone.



(Truppe italiane a Mentone)


Il 22 Giugno i Francesi chiedono l'armistizio, che verrà firmato il giorno 24 a Villa Incisa. 
L'Italia ottiene una striscia di territorio lungo il confine alpino e la creazione di una zona smilitarizzata da parte francese a ridosso del confine italiano, oltre che la cessione del porto di Gibuti e la smilitarizzazione del confine libico-tunisino.
Complessivamente, la Francia cedeva all'Italia una porzione di territori dall'estensione di 832 Km².


(La suddivisione della Francia dopo la sconfitta del 1940)



La questione egiziana

Dopo la tragica morte di Italo Balbo, comandante militare della Libia, Mussolini invia al suo posto in fretta e furia il Maresciallo Graziani. 
Dopo la rapida sconfitta della Francia, la Gran Bretagna restava sola contro Germania ed Italia. Mussolini se ne rallegrava, infatti l'Italia era la sola a combattere i britannici via terra, il fronte libico-egiziano infatti era divenuto il principale teatro delle operazioni terrestri del conflitto. 

Tuttavia, le settimane successive al collasso francese videro i tedeschi cercare di raggiungere un intesa diplomatica con i britannici e tentare di concludere pacificamente la guerra, Hitler sperava infatti che ponendo condizioni non troppo dure, la Gran Bretagna potesse accettare una pace di compromesso ed evitare di allungare inutilmente il conflitto.

Hitler però, non aveva fatto i conti col premier britannico Winston Churchill, deciso a continuare il conflitto ed a rifiutare qualsiasi tipo di soluzione diplomatica.
Ebbe così inizio la battaglia d'Inghilterra, uno scontro prettamente aereo tra Luftwaffe e R.A.F. (Vedi mio precedente articolo), l'intera operazione faceva parte di un piano d'invasione dell'isola britannica, senza superiorità aerea infatti sarebbe stato impossibile per i tedeschi poter avere una ben che minima possibilità di successo.

In tutto ciò, l'Italia, l'unica ad avere un fronte terrestre con i britannici aveva ancora assunto una strategia attendista. Il Maresciallo Graziani infatti, prima di dare il via ad un'invasione dell'Egitto, pretendeva ulteriori rinforzi, sostenendo che le forze in suo possesso non fossero sufficienti per ottenere un rapido successo.

L'esercito italiano era presente sul fronte libico-egiziano con la Xa Armata che comprendeva, una decina di divisioni per lo più di fanteria quasi completamente appiedata, sei battaglioni di carri leggeri e un battaglione di carri medi.
Graziani voleva attendere l'arrivo in libia di altri carri medi, in arrivo dall'Italia per poter intraprendere una qualsiasi operazione offensiva.

Mussolini non era però di questo avviso, aveva ricevuto notizia di un imminente sbarco tedesco in Inghilterra, ancora una volta come accadde qualche mese prima con la Francia, non era intenzionato a stare a guardare, voleva che anche l'Italia intraprendesse una sua azione offensiva indipendente dai tedeschi. 
Il duce minaccio' Graziani di destituirlo dal comando nel caso avesse ancora esitato. Ed in una concitata riunione dello stato maggiore dell'esercito, Badoglio trovò una soluzione che secondo lui avrebbe accontentato le necessità politiche di Mussolini e le ragioni militari di Graziani, "Per ora si va  Sidi Barrani, poi si vedrà". Si era deciso di penetrare in Egitto di un centinaio di chilometri per non allungare troppo la via dei rifornimenti e non mettere in difficoltà l'armata di Graziani, scarsamente equipaggiata di unità corazzate.





L'offensiva

Già durante la seconda metà del Giugno 1940 vi furono alcune puntate esplorative di alcune pattuglie britanniche nei pressi del confine, ma le forze italiane erano riuscite a scacciarle praticamente in ogni occasione.

Il piano elaborato dallo stato maggiore, prevedeva l'avanzata delle truppe appiedate verso Sollum, prima cittadina di una qualche importanza a ridosso del confine, mentre il Raggruppamento Maletti, una delle pochissime unità motorizzate a disposizione della decima armata, avrebbe dovuto agire da sud con l'obiettivo di aggirare i britannici e tagliar loro la via di fuga.

La Regia Aeronautica iniziò le operazioni offensive preparatorie il 9 Settembre, colpendo ripetutamente le colonne britanniche e i campi d'aviazione nemici.
L'invasione scatta all'alba del 13 Settembre 1940, la Divisione CC.NN. "23 Marzo" conquista Musaid, un avamposto nei pressi di Sollum.
I britannici che avevano previsto l'invasione, vista la preponderanza delle forze italiane preferiscono ritirarsi in maniera ordinata cercando di rallentare l'avanzata italiana con piccole schermaglie difensive.


(Fanteria italiana avanza in Egitto)


La 1a Divisione Libica entra a Sollum, senza incontrare praticamente resistenza a terra, ma con i continui attacchi dall'aria da parte degli aerei della R.A.F. 
Il Raggruppamento "Maletti" una delle poche unità motorizzate e quindi capace di spostamenti più rapidi, si perde nel deserto, fallendo così nell'obiettivo di sbarrare la strada ai britannici in ritirata, l'aeronautica italiana sarà poi costretta a guidare dall'alto l'unità motorizzata italiana per indirizzarla verso la giusta direzione, quando però ormai il nemico si era già ritirato oltre il passo di Halfaya.
Nonostante tutto però, le operazioni procedono bene, le truppe italiane riescono anche a catturare alcune pattuglie motorizzate britanniche.


(Carri M11 Italiani sul fronte Libico-Egiziano)


Il 14 Settembre le forze britanniche iniziano il ripiegamento verso Buq Buq, le avanguardie italiane tentano affannosamente di aggirare i britannici sui fianchi per cercare di accerchiarli, ma l'azione non riesce.
Il 15 Settembre, l'avanzata verso Sidi Barrani continuava senza grossi ostacoli e Mussolini era raggiante dalla gioia, Ciano nel suo diario riportò anche che il duce era talmente entusiasta dell'avanzata in Egitto che affermava "L'Italia può riportare in Egitto quella vittoria schiacciante che cerca da un secolo!".
Le forze Britanniche grazie al servizio informazioni sono venute a sapere che l'obiettivo delle forze italiane è Sidi Barrani, tuttavia, temono possano spingersi oltre, fino a Marsa Matruth, il comando inglese quindi, decide di preparare la 7a Divisione Corazzata britannica alla difesa di Marsa Matruth, il generale Wavell inizia a temere che la puntata italiana in Egitto possa tramutarsi in un'azione capace di far crollare l'intero fronte, tuttavia, il 16 Settembre i ricognitori della R.A.F. segnalano che le truppe italiane non sembrano voler avanzare molto oltre Sidi Barrani.


(Unità blindate dell'esercito britannico)


Il 16 Settembre le truppe italiane occupano l'obiettivo prefissato ad inizio operazioni, Sidi Barrani. 
La Regia Aeronautica durante l'offensiva effettuò più di cento missioni offensive, atte a spazzare i capi d'aviazione britannici sul fronte egiziano e le postazioni difensive. 
Le truppe italiane iniziarono a trincerarsi davanti a Sidi Barrani già il 17 Settembre, facendo tirare un sospiro di sollievo ai britannici, convinti che la sosta italiana a Sidi Barrani non doveva durare a lungo.


Epilogo

Le forze italiane persero pochi uomini, circa cento morti e quattrocento feriti, i britannici persero una cinquantina di uomini ma lamentarono la perdita di svariate autoblindo e carri armati.

L'Invasione italiana dell'Egitto organizzata in fretta e furia per le necessità politiche di Mussolini poteva avere un esito molto più che positivo, ma la scarsa preparazione logistica e la poca mobilità dell'esercito italiano non permisero agli italiani di ottenere un risultato che poteva causare ai britannici una gravissima sconfitta.


(Il Maresciallo Rodolfo Graziani)


Graziani, non aveva sicuramente torto nel voler attendere i rinforzi corazzati (Seppur esigui) ma ha agito in maniera troppo timida. Il comportamento del Maresciallo risultò ancor più insufficiente più avanti in Dicembre, quando le truppe inglesi, enormemente rafforzate attaccarono la decima armata italiana, ma di questo discuteremo in un altra occasione.


D.M.



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