martedì 15 maggio 2018

Africa addio


(Il generale Messe "sulla sinistra", si presenta al generale Montgomery dopo la resa)




Premessa

Cade in questi giorni il 75° anniversario della fine dei combattimenti in Africa nella seconda guerra mondiale, dopo circa tre anni di lotta le forze dell'Asse vengono costrette alla resa dalle preponderanti forze alleate, concludendo la propria vicenda bellica in Tunisia, vediamo dunque come si sono svolti questi eventi.


Operazione Torch

Dopo che la guerra nel nord Africa ha visto concentrarsi le battaglie esclusivamente tra Libia ed Egitto, l'8 Novembre 1942 gli anglo-americani aprono un secondo fronte nello scacchiere del Mediterraneo, sbarcano in Marocco ed Algeria, al tempo colonie francesi amministrate dal governo di Vichy.
Inizialmente le forze francesi lì presenti, cercano di resistere agli sbarchi, a Casablanca la corazzata "Jean Bart" ormeggiata nel porto, reagisce immediatamente, iniziando ad aprire il fuoco con i suoi poderosi cannoni da 381 mm, lo sbarco in queste condizioni non poteva avere luogo, le forze navali statunitensi attaccarono la nave francese che essendo immobilizzata nel porto era un bersaglio facile, venne messa così a tacere. 




A terra i francesi si opposero con fermezza solo in alcuni luoghi, a Safi ad esempio, intervenne un plotone corazzato, i Renault R35 francesi diedero del filo da torcere agli americani che per avere la meglio sul nemico si videro costretti a richiedere il supporto del fuoco navale.
Combattimenti ancor più duri si ebbero a Port Lyautey, i francesi decisero di difendersi asserragliandosi in una fortezza cinquecentesca, la cui struttura fu capace di reggere ai colpi delle armi leggere, consentendo così ai transalpini una facile difesa, gli americani lamentarono numerose perdite, venne usato un obice (M7 Priest) ma incredibilmente le mura ressero, divenne così necessario richiedere l'aiuto dell'aviazione che bombardò violentemente il forte, alla fine nonostante la sua robustezza, le bombe causarono l'apertura di alcune brecce, consentendo così agli americani di potervi entrare, la guarnigione francese si vide quindi costretta alla resa.


(Truppe americane sbarcano in Marocco)


La resistenza francese in alcuni luoghi invece fu molto blanda, limitandosi a qualche scambio di colpi.
L'ammiraglio Darlan contattato dagli anglo-americani, iniziò a negoziare la resa delle truppe leali al governo di Vichy, nonostante dalla Francia, il maresciallo Petain avesse dato ordine di resistere ad oltranza.
Il cessate il fuoco arrivo' in pochi giorni, Darlan organizzò il rovesciamento di fronte, ottenendo di diventare alto commissario per l'Africa francese, mentre il comando militare venne affidato al generale Henri Giraud. 


Fra due fuochi

Le truppe dell'asse si trovarono quindi in una posizione pericolosissima, ad est combattevano contro l'8a Armata Britannica mentre da ovest le truppe anglo-americane ormai in possesso dell'Algeria avrebbero potuto prendere le forze italo-tedesche alle spalle.
L'Armata italo-tedesca, vittima della cocente sconfitta di El Alamein era in rotta, si riteneva ormai impossibile infatti, tenere una posizione in Libia, la ritirata dell'Armata Italo-Tedesca continuò fino alla linea del Mareth, una serie di fortificazioni al confine tra Tunisia e Libia, dove Rommel organizzò una seria e stabile linea di difesa per la prima volta dopo El Alamein.
Mussolini, scontento, avrebbe voluto difendere Tripoli casa per casa, come accaduto a Stalingrado da parte dei russi, ma ciò non era possibile, la città era facilmente aggirabile ed ogni resistenza si sarebbe tramutata in una trappola senza alcuna via d'uscita. 
Il 23 Gennaio 1943 le truppe dell'8a Armata britannica entrano a Tripoli, occupando la città dopo trentadue anni di dominio italiano.

(Reparti corazzati britannici entrano a Tripoli il 23 Gennaio 1943)


In Tunisia iniziava la corsa a Tunisi, il comando alleato riteneva necessario occupare la città così da poter tagliare definitivamente fuori le forze dell'Asse.
Tuttavia, i piani furono fin troppo ottimisti, la V Panzerarmee riuscì ad ostacolare le forze corazzate anglo-americane che dovettero infine ripiegare.
Le truppe italiane nel frattempo occupavano facilmente Sfax e Gabes, assicurandosi così (specialmente con Sfax) dei vitali accessi al mare, necessari per il trasporto di truppe e di rifornimenti.

Inizialmente era prevista una grossa offensiva da parte delle truppe dell'Asse, ma nulla di tutto ciò accadde, il mancato arrivo di altre unità e la mancanza di adeguati rifornimenti rese il piano iniziale impossibile da attuare, così si attuarono piccole offensive locali, atte per lo più ad allentare la pressione nei settori più fragili del fronte.



Vittorie pirriche

Il 2° corpo d'armata americano ricevette l'ordine di iniziare un offensiva in direzione di Sfax, con l'obiettivo di tagliare in due la Tunisia e far crollare così le difese dell'asse.
Tuttavia, a causa di ritardi dovuti ad un presunto intervento tedesco in Spagna, venne rinviato l'invio delle necessarie truppe per condurre l'azione.
Quel settore del fronte, venne quindi presidiato dai contingenti francesi da poco aggregati all'armata alleata.

Il generale Von Arnim, decise di contrattaccare proprio in quel settore, consapevole che le sue unità corazzate avrebbero dovuto essere superiori a quelle francesi.
Non ebbe torto, il 31 Gennaio '43, le truppe francesi vennero costrette alla ritirata ed i carri di Von Arnim riuscirono a conquistare il passo di Faid, causando così l'arretramento del 2° corpo d'armata statunitense verso Gafsa.
Rommel vide in questa vittoria la possibilità di effettuare un offensiva molto più ampia, sfruttando il successo ottenuto da Von Arnim riuscì ad avere il via libera per la sua operazione.

(Il generale Hans Von Arnim)


Il 14 Febbraio l'offensiva rischia di tramutarsi in una clamorosa vittoria schiacciante delle truppe dell'asse, infatti sfruttando il passo di Faid da poco conquistato ed attaccando verso Gafsa la 1a divisione corazzata americana rischiò di essere accerchiata, le perdite statunitensi furono altissime, 4.000 uomini tra morti, feriti e prigionieri e 112 carri distrutti o catturati.
Le forze americane affannosamente riuscirono a ritirarsi al di là del dorsale orientale.
Rommel ancora una volta entrò in contrasto con Von Arnim, che nonostante la vittoria restò scettico sulla possibilità di continuare l'offensiva, d'altro canto invece la volpe del deserto propose di attaccare in direzione di Tebessa in modo da poter accerchiare l'intero schieramento alleato presente in Tunisia, un azione sicuramente audace. 
Trovarono un compromesso, l'azione offensiva sarebbe iniziata con un attacco perlustrativo in direzione del passo di Kasserine.


(Carri italiani della divisione "Centauro" in azione a Gafsa)


Il 19 Febbraio l'offensiva riprese, le truppe italo-tedesche avanzarono in direzione di Kasserine, le forze alleate opposero una tenace resistenza, finché nel pomeriggio del 20, verso le 16:30 il 7° reggimento bersaglieri riusci a conquistare monte Semmama, i reparti americani iniziarono a vedersi circondati, osservando sulle colline le truppe dell'asse avanzare sui fianchi del loro schieramento, l'intervento della 10a Panzer-Division fece crollare definitivamente le difese statunitensi, verso sera il passo di Kasserine era ormai nelle mani degli italo-tedeschi. L'offensiva si arrestò, nonostante Rommel avesse già predisposto le direttrici d'attacco per continuare l'avanzata. Le forze dell'asse temevano di dover incappare in una controffensiva nemica ritenuta ingestibile in quelle condizioni, pian piano si tornò alle così posizioni iniziali.
L'offensiva costò agli alleati circa 8.000 uomini e 238 carri armati, oltre che svariati automezzi, vettovaglie e pezzi d'artiglieria.
Il comando americano si rese conto di non essere pronto ad uno scontro con i tedeschi, le truppe si erano sbandate troppo facilmente, spesso di ciò vennero accusati i soldati di colore, rei di arrendersi troppo facilmente al nemico.


(Un blindato americano semi-distrutto dopo la battaglia di Kasserine)


L'aviazione alleata martellò senza sosta le unità italo-tedesche presenti a Kasserine, le truppe dell'asse tornarono sulle posizioni di partenza il 25 Febbraio, la vittoria ottenuta fu inutile ai fini sperati da Rommel, tuttavia rallentarono le iniziative offensive degli alleati.
Il 6 Marzo, al comando del 2° Corpo americano venne posto il generale Patton, uomo duro ed energico.


La fine

Il 9 Marzo, criticato per il suo operato e stanco soprattutto dal punto di vista mentale, Rommel lasciò il comando dell'Armata italo-tedesca. 
Al suo posto, venne inviato il generale italiano Giovanni Messe, senza alcun dubbio il migliore degli ufficiali italiani che già si era ben distinto in Russia al comando dello C.S.I.R. 
Venne ridisegnata la catena di comando, il generale Von Arnim divenne comandante del gruppo armate d'africa, mentre Messe come già abbiamo visto, fu posto al comando dell'Armata.


(Il Generale Giovanni Messe)

Messe aveva ricevuto da Mussolini ordini molto chiari, era vitale tenere vivo il fronte africano, perché una volta crollato quello, l'obiettivo successivo sarebbe stata la penisola italiana. 
Il generale, consapevole dell'arduo compito si disse fin da subito pessimista, tenere la Tunisia in quelle condizioni con truppe logorate e con rifornimenti ormai quasi inesistenti era un'impresa praticamente impossibile, tuttavia non si perse d'animo, appena preso il comando riorganizzò i reparti italiani in vista dell'imminente offensiva britannica sulla linea del Mareth.

Il 20 Marzo Montgomery diede il via all'operazione Pugilist, l'attacco alla linea difensiva del Mareth.
Le truppe dell'asse ressero l'urto frontale delle unità corazzate britanniche ed inflissero loro molte perdite, allo stesso tempo, Montgomery aveva fatto compiere alle unità neo zelandesi, e francesi una manovra accerchiante.
Il 22 Marzo il comando britannico interruppe l'attacco frontale, le perdite si erano fatte troppo elevate ed i risultati insoddisfacenti.
Continuava invece la manovra sul fianco, il 26 Marzo grazie ad un massiccio intervento della desert air force, i britannici riescono alla fine a sfondare.

Nel frattempo, il generale Patton iniziava l'offensiva nel settore centro-sud del fronte Tunisino, l'obiettivo era lo stesso dell'operazione inizialmente prevista per Gennaio, prendere Sfax e intrappolare l'armata italo-tedesca.
A El Guettar si combatte tenacemente, le truppe americane puntano il settore italiano difeso dalla divisione corazzata "Centauro", l'assalto statunitense fu violentissimo, ma le truppe italiane se pur inferiori in quanto a mezzi ed equipaggiamento respinsero gli americani, Patton non si diede per vinto, ordinò di continuare l'attacco, ma la "Centauro" continuava a tenere senza dare alcun cenno di cedimento, contestualmente Von Arnim effettuo un contrattacco con la 10a Panzer-division, l'attacco statunitense poteva dirsi fallito. 


(Truppe italiane in nord Africa)

Messe, forte della vittoria difensiva ottenuta a El Guettar, fece arretrare le sue unità sulla linea difensiva Uadi-Akarit.
Il 5 Aprile l'offensiva alleata riprese sulla nuova linea, la resistenza fu possibile fino al 7 Aprile quando venne deciso di ritirarsi a nord.
La ritirata fu coperta da campi minati e distruzioni stradali, le truppe italo-tedesche raggiunsero la nuova ed ultima linea di difesa Biserta-Enfindaville, nell'estremo nord della Tunisia.

Le truppe di Messe erano ormai allo stremo, a coprire un fronte di 215 Km c'erano solo 60.000 uomini ed un centinaio di carri armati, l'arrivo di ulteriori rifornimenti era ormai impossibile.
Il 21 Aprile gli alleati iniziano l'offensiva finale, l'offensiva fu strutturata in modo da avere tre direttrici, Biserta, Tunisi ed Enfindaville.
Nonostante tutto, le truppe dell'asse continuavano a battersi, il 28 Aprile ebbe luogo l'ultima azione delle forze corazzate tedesche in terra africana, ridotte ormai ad una cinquantina di unità, riuscirono a condurre una piccola controffensiva nel settore di Medjerda.
Il 6 Maggio le divisioni corazzate britanniche riuscirono a sfondare in direzione di Tunisi, contemporaneamente a nord le forze americane nonostante le numerose perdite riuscivano ad conquistare Biserta, spezzando così in due lo schieramento italo-tedesco.
La mattina del 7 Maggio i britannici entrano a Tunisi, dopo aver sconfitto definitivamente le rimanenti unità corazzate tedesche.
Nel settore nord la resistenza dei tedeschi si esaurì l'11 Maggio, mentre a sud, le truppe guidate da Messe riuscivano ancora a resistere disperatamente.




Il 12 Maggio Mussolini telegrafò a Messe, il generale era stato nominato Maresciallo d'Italia, il grado più alto dell'esercito italiano.
Il giorno successivo, le truppe italiane continuarono una ormai impari resistenza che andò ad esaurirsi nel primo pomeriggio, quando l'ormai Maresciallo Messe venne catturato dai britannici decretando così la fine della guerra nel nord Africa e la cacciata degli italiani dal continente africano dopo più di 50 anni di presenza nel continente.



Considerazioni finali

La campagna di Tunisia che segnò la fine della guerra nel teatro africano fu combattuta con onore e tenacia dalle truppe italiane, nonostante l'evidente inferiorità di mezzi ed equipaggiamenti.
Il destino delle forze dell'asse era già segnato al momento dello sbarco anglo-americano nel nord Africa francese, reggere su due fronti non era infatti possibile.
La perdita dell'Africa segnò la fine della guerra nella mente di molte persone in Italia, e la spallata in Sicilia avvenuta poi nel Luglio '43 portò alla fine del regime fascista. La previsione di Mussolini fu giusta, l'Africa rappresentava l'unico vero baluardo difensivo per la penisola italiana.


D.M.











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