martedì 5 giugno 2018

Non solo U-Boot (Parte II - Il lavoro sporco)


(Raffigurazione di un Vorpostenboot in combattimento)




Qualcuno dovrà pur farlo.

La scorsa settimana abbiamo iniziato ad approfondire le forze sottili della marina tedesca, con un occhio di riguardo per la guerra di mine, che come abbiamo visto, giocò un ruolo tremendamente importante per tutta la durata del conflitto.
Oggi, andiamo a scoprire come il naviglio minore abbia rappresentato un importantissimo tassello della guerra sul mare.
Se da una parte c'era la guerra di mine, dall'altra vi era un tipo di guerra diversa, forse noiosa da un certo punto di vista, ma necessaria.
Una marina militare, come ho già precedentemente spiegato, non si compone esclusivamente della sua flotta da battaglia, ma possiede intorno ad essa un sistema complesso e ramificato, formato per lo più da imbarcazioni minori.


Vorpostenboot

Tenere sotto controllo chilometri di coste non era un compito facile, soprattutto con la conquista di Danimarca, Norvegia e Francia, per la Germania diventava di primaria importanza costituire un'importante servizio di vigilanza costiera.
Il Vorpostenboot fu un tipo d'imbarcazione adibita proprio alla sorveglianza delle coste, complessivamente vennero organizzate 33 flottiglie di guardacoste, disseminate lungo una fascia costiera che andava dal sud della Francia all'estremo nord della Norvegia.

Per la realizzazione di questa forza costiera, la marina tedesca si servì di svariati tipi di imbarcazioni di provenienza civile, requisite per scopi bellici, solitamente pescherecci, yacht e trasporti portuali.
Una volta requisite, queste imbarcazioni venivano modificate ed armate per lo scopo.
Generalmente venivano montati uno o due cannoni da 88 mm, dalle 2 alle 4 mitragliatrici anti-aeree da 20/40 mm e un paio di mitragliatrici pesanti.
Alcune imbarcazioni vennero fornite anche di equipaggiamento anti-sommergibile, tuttavia, per questo compito si preferì solitamente adibire delle unità specifiche di cui parleremo più avanti.


(Un V-Boot sotto attacco aereo)


Il compito di queste unità fu messo a dura prova soprattutto a partire dalla seconda metà del 1944, con l'invasione del continente europee alle porte infatti, si trovavano sempre più a dover affrontare attacchi provenienti dal cielo, la maggior parte di questi vascelli ha visto la loro fine per mano di velivoli nemici.
Il maltempo, soprattutto nei mari del nord e nel Baltico, rappresentava un altro nemico giurato dei Vorpostenboot, almeno una decina di unità furono perse a causa del maltempo.
Durante la guerra, queste unità sono riuscite a mantenere in sicurezza le aree costiere, hanno respinto più di una volte le unità alleate che tentavano di avvicinarsi ai porti nell'intento di minare le acque antistanti o di sbarcare sabotatori.
Alla fine del conflitto, le perdite furono altissime, a dimostrazione di quanto fosse rischioso e difficoltoso il compito a cui erano state assegnate queste unità.



U-Jagdboot

Come il nome fa facilmente intuire, queste unità erano specializzate nella lotta anti-sommergibile.
Anche queste unità provenivano dalla marina civile, si preferì utilizzare per lo più pescherecci e baleniere, vista la loro elevata capacità di carico nonostante il modesto pescaggio.


(Un peschereccio convertito a Jagdboot)


Di piccole dimensioni, queste unità erano equipaggiate con apparecchiature dedicate alla caccia dei sommergibili nemici, l'armamento era rappresentato per quanto riguarda la superficie da un cannone da 88 mm, mentre quello prettamente anti-sommergibile dalle bombe di profondità.
Le bombe di profondità, venivano innescate e lasciate cadere in acqua, nel punto in cui si credeva ci fosse un sommergibile nemico, gli ordigni poi sarebbero esplosi ad una determinata profondità, regolata dal personale di bordo a seconda della situazione.
Spesso Vorpostenboot e U-Jagdboot uscivano in mare insieme, i primi fungevano per lo più da scorta, visto lo scarso armamento di superficie degli Jagdboot poteva essere rischioso avventurarsi in solitaria.

(Esplosione di svariate bombe di profondità)


Tecnologicamente i cacciasommergibili tedeschi, non riuscirono a stare al passo dei rivali. L'avanzamento tecnico degli alleati in fatto di lotta sottomarina infatti, fu enormemente superiore a quello tedesco, proprio per questo ad un certo punto si videro costretti a sospendere la guerra sottomarina, resa troppo pericolosa dalla superiorità alleata.
I tedeschi invece, restarono più o meno statici in fatto di tecnica di guerra antisommergibile, ne risultò che queste unità con l'andare avanti del conflitto furono sempre meno incisive, fino a non rappresentare più un grosso rischio per i sommergibili alleati.


T-Boot e S-Boot

Come tutte le marine, anche la Kriegsmarine decise di dotarsi di veloci unità siluranti di superficie.
I T-Boot imbarcazioni poco più piccole di un normale cacciatorpediniere, erano armate generalmente con sei tubi lanciasiluri e un cannone da 10.5 cm, oltre che qualche mitragliera antiaerea.
Mentre gli S-Boot erano unità ancor più piccole, paragonabili ai più famosi M.A.S. italiani, della dimensione di un motoscafo o poco più, armate di due tubi lanciasiluri e una mitragliera antiaerea.


(Il Topedo Boot T-35)


Gli S-Boot data la piccola dimensione erano unità molto veloci, capace di attacchi "mordi e fuggi", tuttavia data la stazza minuta difficilmente potevano operare se le condizioni del mare fossero state avverse.
Le T-Boot, concepite per agire in mare aperto senza problemi, erano anch'esse veloci e maneggevoli.

Il momento di maggiore notorietà per queste unità durante il conflitto fu senza dubbio durante l'Operazione Cerberus, di cui ho parlato nel precedente articolo.
L'esigenza di scortare le grandi navi da battaglia attraverso il canale della manica rese di primaria importanza il ruolo delle navi da scorta.
Per forzare la Manica vennero utilizzate come scorta 14 T-Boot e 26 S-Boot, il loro apporto fu determinante, infatti la formazione tedesca venne attaccata svariate volte da unità leggere britanniche, tuttavia, lo schermo difensivo formato dalle unità T ed S, fu efficace, quasi nessun battello nemico riusci ad avvicinarsi con successo alle unità maggiore della squadra navale tedesca.


(Un S-Boot in missione di pattugliamento)


L'apporto di queste unità durante il conflitto fu certamente positivo, soprattutto per quanto riguarda gli S-Boot che nonostante la stazza limitata si dimostrarono avversari temibili per gli alleati.



Le unità di supporto e rifornimento

Ultime ma non meno importanti, le unità da supporto e rifornimento. Centinaia di imbarcazioni furono adibite al rifornimento delle squadre navali da battaglia, in particolare le "tanker" unità che trasportavano e rifornivano di carburante, furono fondamentali per il loro apporto logistico al conflitto.
Generalmente non armate, se non di qualche mitragliatrice antiaerea, queste unità dovevano spesso agire in condizioni estremamente pericolose, più di una volta si videro costrette a superare il blocco navale avversario, atto a spezzare proprio questo tipo di comunicazioni.

(La nave di rifornimento "Ermland")


Le imbarcazioni di supporto, anche di tipo costiero, fungevano da collegamento tra una città ed un altra, trasportando medicinali, viveri ed altri generi di primaria importanza. 
Vi erano poi le navi-ospedale, che come il nome suggerisce avevano il compito di recuperare i feriti, assisterli e riportarli in patria.

L'intera flotta di supporto subì perdite gravissime durante la guerra, difficilmente rimpiazzabili. 



Considerazioni finali

In questi due articoli dedicati al naviglio minore e costiero della Kriegsmarine abbiamo visto quanto siano state importanti per la marina tedesca unità che non rubano sicuramente la scena alle più cinematografiche unità da battaglia, tuttavia è palese come il loro apporto fu decisivo per la sopravvivenza dell'apparato marittimo germanico.



D.M.











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