mercoledì 20 giugno 2018

Operazione Sunrise


(L'atto finale della guerra in Italia, la resa di Caserta)




Sudfront

Il fronte italiano o sudfront come era chiamato dai tedeschi, aveva impegnato fin dal 1943 le forze dell'asse e degli alleati. 
Nonostante i piani iniziali prevedessero una rapida vittoria alleata con la speranza di un ritiro dei tedeschi dalla penisola, il fronte italiano in realtà si trasformò ben presto in un vero e proprio inferno.
La struttura geografica della penisola italiana garantiva ai tedeschi una facile possibilità di difesa nei confronti degli alleati che sottovalutarono la volontà di Berlino, Hitler non era certo famoso per le sue ritirate strategiche, anzi, spesso e volentieri condannava intere armate a resistere ad oltranza sul posto.

All'inizio del 1945 la situazione per i tedeschi era ormai diventata critica, schiacciati ad est dall'avanzata dell'armata rossa e ad ovest dalle armate alleate.
Fra gli alti ufficiali dell'esercito e delle SS c'era chi iniziava già a pensare al dopoguerra, sul come salvare la propria posizione personale o chi addirittura sperava di poter raggiungere un accordo con gli alleati in funzione anti-sovietica.
Furono proprio questi propositi che portarono vari esponenti delle forze armate tedesche in Italia alla ricerca di una pace separata.



I primi contatti

Il generale delle SS Karl Wolff, uomo chiave dell'intera vicenda, era plenipotenziario tedesco in Italia, possedeva quindi legalmente facoltà di interfacciarsi con le controparti nemiche. Naturalmente per far ciò aveva bisogno del permesso ed ordine dei diretti superiori.
Tramite un noto barone italiano, Luigi Parrilli, il generale Wolff di comune accordo con Eugene Dollmann (altro alto ufficiale delle SS) e Rudolf Rhan (Ambasciatore tedesco presso la R.S.I.) iniziarono segretamente a sondare il terreno per una eventuale pace separata sul fronte italiano.


(Il generale Karl Wolf)


Il 3 Marzo '45 grazie alla intermediazione del barone Parrilli, i tedeschi ottennero un colloquio con un agente dell'O.S.S. statunitense in Svizzera, Paul Blum.
All'incontro vi si recò a nome di Wolff il colonnello Dollmann, quest'ultimo illustrò all'agente americano le condizioni necessarie per la fine delle ostilità sul fronte italiano. 
Principalmente richiese il libero transito delle forze germaniche verso il Brennero, si trattava quindi di liberare il fronte italiano ma ciò non implicava la resa delle truppe tedesche ivi presenti. 
Il tentativo di convincimento tedesco faceva leva sull'imminente arrivo delle forze sovietiche in europa occidentale, evento che secondo loro avrebbe dovuto preoccupare i governi alleati.

Era dunque caduto il velo, le reali intenzioni dei germanici si erano palesate. Mettere pressione agli alleati con lo scopo di far sganciare quest'ultimi dall'Unione Sovietica, tale ipotesi ventilava negli ambienti militari tedeschi già da parecchi mesi, non è chiaro tuttavia se Hitler ne fosse a conoscenza, dalla documentazione in nostro possesso sembra comunque che al riguardo il dittatore tedesco sapeva poco o nulla. Diverso il ruolo di Himmler, pienamente consapevole della situazione e delle trattative che secondo alcuni furono segretamente ordinate proprio dal capo delle SS.


(L'Ambasciatore Rudolf Rhan sulla sinistra)


Loro malgrado, l'agente statunitense dopo essersi consultato con i superiori, pose un veto alle trattative, chiedendo una resa vera e propria delle forze tedesche in Italia, consentendo il ritiro delle truppe tedesche verso Bolzano solo se totalmente disarmate.
Per saggiare la serietà delle intenzioni tedesche, venne chiesta la liberazione di due importanti personaggi della scena politica italiana, Ferruccio Parri e Antonio Usmiani.
Di ritorno dall'incontro in Svizzera, Dollmann scuro in volto incontrò Wolf e Rhan, comunicò loro quanto richiesto dalle autorità alleate per poter continuare le trattative. Alla riunione erano presenti anche il barone Parrilli e un professore svizzero di nome Max Husmann, quest'ultimo era il tramite tra Parrilli e il servizio segreto americano in Svizzera.
Durante la discussione, Wolf mostrò di essere in grossa difficoltà emotiva, ciò che stava facendo era da una parte un tradimento nei confronti di Hitler a cui aveva giurato fedeltà. d'altra parte si cercava di risparmiare ulteriori inutili sofferenze sia ai tedeschi che ai civili italiani.
Wolf e Husmann si scontrarono verbalmente più di una volta, il generale delle SS insinuava che gli alleati d'accordo con i sovietici volessero l'annientamento nel popolo tedesco. Lo svizzero cercò di calmare gli animi, rassicurò il generale, chiedendogli di fare appello alla sua umanità, visto che proseguire la guerra avrebbe portato solo morte e sofferenza. A detta di Husmann a Wolf si delegava un compito storico, avrebbe avuto l'opportunità di legare il suo nome ad una mossa di pace, una possibilità di riscatto per i tedeschi che fino ad allora avevano seminato solo guerra.



La trattativa entra nel vivo

Wolf decise di andare avanti, l'8 Marzo fece liberare Parri e Usmiani come richiesto dagli alleati.
Quello stesso giorno, Wolf si recò a Zurigo in gran segreto per incontrare il capo del servizio operativo strategico americano Allen Dulles.
Il funzionario statunitense pose delle rigide condizioni alla resa tedesca, in primo luogo si dovevano salvaguardare gli impianti industriali dell'Italia ancora occupata dai nazisti (Solitamente in caso di ripiegamento venivano distrutte tutte le industrie ed infrastrutture), garantire la liberazione dei prigionieri militari e non (anche partigiani quindi) e procedere con una ordinata ritirata verso il Brennero. 
In tutto ciò, Mussolini aveva ricevuto solo qualche voce, bollata da lui stesso come chiacchiere senza importanza. Invece, Dulles chiese a Wolf se potesse confrontarsi con lui anche per le questioni riguardanti gli italiani, il generale fece buon viso a cattivo gioco, assicurò all'americano di poter tranquillamente rappresentare anche gli interessi della Repubblica Sociale Italiana.


(Il capo dell'O.S.S. in Svizzera Allen Dulles)


Gli alleati tennero i sovietici al di fuori delle trattative, si trattava di avere il via libera verso oriente attraverso l'Italia. Visto che ormai la guerra si stava trasformando in una corsa tra blocco occidentale e blocco sovietico gli americani intravidero questa occasione come un utile passaggio per poter raggiungere i confini jugoslavi e austriaci prima dei russi, bloccando la loro avanzata che nonostante di fronte i delegati tedeschi sembrava non interessare gli americani, in realtà stava diventando un fattore di primaria importanza. Si temeva infatti che i sovietici potessero addirittura penetrare fino ai confini orientali italiani, ponendo anche l'Italia a rischio di divisione (come accaduto alla Germania).

L'affare si faceva sempre più grosso, Wolf discusse con Kesselring (che era stato nominato responsabile del fronte occidentale) di una eventuale estensione delle attuali trattative a tutto il fronte occidentale, con la speranza di poter convincere gli alleati del pericolo bolscevico in Europa.
Il 19 Marzo Wolf incontrò sempre in Svizzera due generali, lo statunitense Lemnitzer e il britannico Airey. Gli alleati chiedevano rassicurazioni, volevano la resa in tempi brevi, Wolf chiese almeno cinque giorni di tempo per poter organizzare la resa.
Kesselring se pur fondamentalmente favorevole, evitò di approvare il piano di Wolf adducendo come scusa che non era più responsabile del Sudfront (fronte italiano), il comando era passato al generale Vietinghoff.

Le voci sulle trattative di pace si intensificarono, il segreto era ormai svelato, Berlino una volta raggiunta dalla notizia convocò immediatamente Wolf, che riuscì ad evitare la partenza grazie alla intercessione di Himmler che gli ordinò di non muoversi dall'Italia. Fatto che suona come una prova riguardo il coinvolgimento il capo delle SS nelle trattative di pace.



Tra difficoltà e litigi

Wolf riuscì a conferire con Vietinghoff, quest'ultimo ancorato ad un antica tradizione militare basata sull'onore era riluttante ad una resa. Non chiuse però del tutto alla possibilità, ma si perdeva del tempo prezioso. Gli alleati iniziavano  nutrire forti dubbi sulla reale possibilità da parte dei tedeschi di attuare realmente quanto concordato.

Il 12 Marzo, i sovietici ormai scoperte le trattative protestarono col comando alleato, chiesero immediatamente di poter inviare due delegati per poter includere anche l'Unione Sovietica nelle trattative. La richiesta venne respinta, il comando alleato fece sapere ai russi che si trattava di incontri puramente conoscitivi ed ancora non si era nel vivo della trattativa.
Ma i sovietici non erano certo stupidi, Molotov chiese immediatamente di interrompere le trattative con i tedeschi vista l'assenza dei delegati sovietici, tale richiesta venne fatta cadere nel vuoto.

Il 29 Marzo fu Stalin a muoversi in prima persona, con una lettera diretta al presidente Roosevelt, dove senza giri di parole accusò gli alleati di tramare alle spalle dell'Unione Sovietica, consentendo ai tedeschi di indebolire il fronte occidentale per andare a rafforzare quello orientale. 
Roosevelt rispose con fermezza, non vi era nessuna "cospirazione" ai danni dei sovietici e accusò Stalin di essere male informato riguardo la situazione.
Le relazioni fra alleati e russi si fecero tesissime, tanto che Churchill fece elaborare un piano strategico per l'attacco all'U.R.S.S. da mettere in pratica una volta terminate le ostilità con la Germania.

Roosevelt morì improvvisamente il 12 Aprile a causa di un ictus cerebrale, ciò portò ad una situazione di stallo. 
Mentre Wolf in Italia continuava ad adoperarsi per il cessate il fuoco, nonostante ormai gli alleati avessero deciso ed attuato il piano per l'offensiva finale.



La fine

L'offensiva alleata iniziata il 9 Aprile procedeva bene, per Wolf si trattava ormai di una corsa contro il tempo, destinata purtroppo per lui ad essere persa.
Visti gli attriti con i sovietici, dopo la morte di Roosevelt il comando alleato decise definitivamente di interrompere le trattative intavolate con generale delle SS procedendo speditamente con l'offensiva finale.
Il 22 Aprile il fronte crollò in modo irreparabile, anche negli altri teatri di guerra la situazione si era fatta ormai talmente disperata da precludere ogni possibilità di trattative.

Wolf il 23 Aprile riaprì i canali comunicativi con gli alleati, annunciando loro di essere disposto a trattare la resa incondizionata delle truppe dell'Asse in Italia.
Gli alleati questa volta si videro costretti ad invitare anche i delegati sovietici.
Il 26 Aprile gli alleati pretesero da Wolf anche la resa delle forze armate italiane legate al regime fascista, si venne a creare una situazione confusa, con il generale delle SS che cercava di contattare il comandante delle forze armate fasciste il generale Graziani, che in ultimo acconsentì e delegò Wolf a firmare a suo nome.
Superato anche quest'ultimo scoglio, venne concordata una resa incondizionata, dovevano essere deposte le armi, interrotte le attività di sabotaggio e di lotta anti-partigiana (nonostante in realtà l'accordo non venne mai ratificato dal C.L.N.).

Il 28 Aprile i delegati tedeschi Von Schweinitz e Wenner giunsero a Caserta, con in mano l'autorizzazione a firmare il dispositivo di resa per conto del generale Vietinghoff per quanto riguardava il Gruppo Armate C, Wolf per quanto riguardava le garanzie politiche e del generale Graziani per quanto riguardava le truppe fasciste.
Alle 14:00 del 29 Aprile venne firmato ufficialmente il documento che disponeva al resa delle forze dell'Asse in Italia, davanti i delegati alleati e sovietici.
La fine ufficiale delle ostilità era programmata per le ore 12:00 del 2 Maggio. 

Un altro colpo di scena tuttavia sconvolse le battute finali della trattativa. Il 28 Aprile Hitler aveva nominato Kesselring comandante anche del sudfront oltre che del settore occidentale, in sostituzione del generale Vietinghoff.
Il dispositivo di resa firmato quindi non era valido per il gruppo armate C.
Wolf si adoperò immediatamente presso Kesselring per ottenere l'approvazione della resa appena firmata, quest'ultimo era però riluttante, aveva preso ormai la decisione di voler combattere fino alla fine.
Wolf entrò in contrasto con Kesselring, addirittura si sparse la voce di un ordine di cattura per il generale delle SS da parte del feldmaresciallo.
Alle 4:30 del mattino del 2 Maggio, a ridosso dello scoccare programmato della fine delle ostilità Wolf riuscì finalmente ad ottenere da parte di Kesselring il via libera per l'attuazione del trattato di resa.

(Copia in inglese del dispositivo di resa)


Le ostilità cessarono tra il 2 ed il 3 Maggio senza grossi problemi, tranne per qualche reparto delle forze della R.S.I. che tentava di farsi strada con le armi per andare ad arrendersi agli alleati anziché consegnarsi ai partigiani temendo di essere passati per le armi.



D.M.












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