Passa ai contenuti principali

La prima vittoria della Xa


(Raffigurazione di un M.T.M. detto anche barchino esplosivo)




La Ia Flottiglia non punge

L'inizio del secondo conflitto mondiale non fu eccellente per la Xa Flottiglia MAS, anzi tutt'altro. Durante i primi mesi di guerra infatti non si chiamava neanche Xa ma bensì, Ia Flottiglia MAS. 

La Ia Flottiglia inizio ad operare conseguentemente alla dichiarazione di guerra dell'Italia a Francia e Gran Bretagna il 10 Giugno 1940.
La prima azione studiata dagli assaltatori del mare, aveva come obiettivo la rada di Alessandria d'Egitto. Per la missione venne approntato il sommergibile Iride, dove vennero caricati quattro SLC (siluri a lenta corsa). 
Il 22 Agosto mentre l'Iride era in mare per le prove di rilascio dei SLC venne avvistato da un ricognitore britannico, qualche ora dopo tre aerosiluranti britannici piombarono sull'Iride che inerme, durante i collaudi venne colpito mortalmente da un siluro che lo spezzo' in due.

Ben presto si tentò di riorganizzare l'impresa e nel frattempo di tentare un assalto analogo a Gibilterra. Entrambe le missioni però fallirono, per sopraggiunti problemi tecnici durante la navigazione.
In un altra occasione mentre il sommergibile Scirè si trovava in navigazione verso Alessandria, la missione venne cancellata a causa dell'uscita dal porto della squadra navale britannica.

Il 30 Ottobre 1940 gli assaltatori raggiunsero l'imboccatura della rada di Gibilterra. Riuscirono ad uscire in mare con i SLC, tuttavia il primo siluro si guastò durante il percorso, costringendo i due operatore (La Penne e Bianchi) ad abbandonare la missione ed a raggiungere la costa spagnola a nuoto.
Un secondo siluro arrivò fino alle reti di sbarramento del porto, ma al momento di immergersi si accorsero che i loro respiratori non funzionavano, dovettero così desistere e raggiungere anche loro la riva a nuoto. 
Un terzo SLC invece nonostante i due operatori avessero anche loro problemi con i respiratori, fu portato a poco meno di 70 metri dalla corazzata britannica Barham. Proprio a pochissimi metri dal "traguardo" il motore dell'SLC si blocco', i due marinai tentarono di trascinarlo fin sotto la nave per portare a termine comunque la missione, ma a causa dei problemi con i respiratori e la difficoltà a trainare il siluro dovettero rinunciare. I due che però si trovavano a questo punto in prossimità delle imbarcazioni nemiche vennero individuati e fatti prigionieri.



Arriva la Xa

Dopo gli innumerevoli insuccessi iniziali e la perdita del suo comandate in azione venne deciso il 15 Marzo del 1941 di ribattezzare la Ia Flottiglia in Xa Flottiglia MAS. Prendendo spunto dalla legione preferita da Cesare, la Xa Legione Gemina. Con la speranza che questo potesse portare un pizzico di fortuna in più alle imprese degli assalitori del mare.

Il reparto venne riorganizzato ed i suoi elementi riselezionati con cura, cambiarono anche le modalità di attacco. Il nuovo comandante Vittorio Moccagatta suddivise la Xa in due reparti distinti. Quello subacqueo, affidato al capitano Junio Valerio Borghese. Mentre quello di superficie al capitano Giorgio Giobbe. Egli conservava invece il ruolo di comandante dell'intera flottiglia.

Moccagatta voleva agire subito e riscattare il valore del suo reparto, venne quindi studiato un attacco di superficie contro il naviglio britannico presente alla baia di Suda a Creta. La missione discussa col capitano Giobbe ebbe la piena approvazione di Supermarina (l'alto comando della marina) e venne deciso di metterla in atto per il 25 Marzo.



La Xa colpisce e vince

Per l'attacco alla baia si scelse di utilizzare dei barchini esplosivi (M.T.M.) ritenuti senz'altro efficaci per il tipo d'operazione e più affidabili (in quel momento) dei SLC.
Per l'azione sei M.T.M. furono caricati sui cacciatorpediniere Crispi e Sella, appositamente modificati per ospitare i battelli e per la loro calata in mare.

(Il cacciatorpediniere Sella)


A mezzanotte meno venti del 25 Marzo i sei barchini vennero calati in mare con i loro equipaggi, mentre i cacciatorpediniere invertirono la rotta.
I battelli iniziarono la loro corsa verso il porto della baia. Le installazioni portuali erano difese da una serie di ostacoli marini predisposti proprio per evitare la penetrazione di imbarcazioni nemiche. Suda possedeva tre fasce difensive.

La prima linea di ostacoli venne superata senza alcun problema dai barchini che piccoli e veloci riuscivano a zigzagare tra gli ostacoli.
Nella seconda serie di ostruzioni i marinai italiani si dovettero preoccupare anche dei proiettori di perlustrazione che ispezionavano la baia. Furono in grado di evadere brillantemente la sorveglianza nemica.
Alle 4:30 del mattino arrivati alla terza linea difensiva, più fitta delle altre, i sei battelli furono costretti ad arrivare fino in prossimità della costa, dove fu possibile penetrare grazie allo spazio lasciato dall'ultima boa e la spiaggia.
Pochi minuti prima delle 5:00 il tenente Faggioni perlustrò la rada col suo binocolo, identificati i potenziali bersagli li assegnò agli equipaggi.


(Un M.T.M. - Barchino esplosivo)


Alle primissime luci dell'alba iniziò l'attacco finale. I sei barchini col motore al minimo si avvicinarono lentamente alle loro prede. 
Ignari di quanto stava per accadere i marinai britannici iniziavano la loro giornata con l'alzabandiera.

Due dei sei barchini puntavano l'incrociatore pesante York, arrivati a distanza d'assalto portarono i battelli a velocità massima, i due motoscafi sfrecciavano sull'acqua ed a pochi metri dall'impatto una volta innescato l'esplosivo i due marinai come da manuale si lanciarono in acqua. 
La York venne centrata in pieno da entrambi i barchini, un'enorme esplosione squarciò il silenzio mattutino della baia di Suda.

Nel frattempo, il barchino del tenente Faggioni che inizialmente puntava una petroliera cambiò direzione. Il tenente infatti aveva notato la sagoma di un altro incrociatore, si trattava del Coventry. 
Tuttavia i barchini non erano progettati per colpire bersagli in movimento e ne per virare così bruscamente a velocità massima.
Faggioni tuffò in acqua, il suo barchino però mancò il Conventry ed andò ad esplodere sulla banchina del porto.

Infine, il battello del sergente Barberi, lanciato a velocità massima contro una petroliera militare riuscì a centrare in pieno il bersaglio, anche in questo caso l'operatore del barchino ne uscì incolume.


Le conseguenze

I sei marinai dopo l'attacco furono ovviamente catturati, si trattava di una missione senza via d'uscita per loro e questo lo sapevano.

I danni alle navi furono gravissimi, l'incrociatore pesante York venne fatto arenare, nonostante i primi tentativi per un suo recupero venne giudicato irreparabile ed abbandonato.
La petroliera fu rimorchiata da un cacciatorpediniere, ma durante le operazioni di rimorchio a causa dei danni riportati iniziò ad affondare. Per evitare di essere trascinato a fondo il cacciatorpediniere sganciò i cavi da rimorchio.
Le esplosioni causarono anche due morti fra i marinai britannici.

(Il relitto della York ispezionato da marinai italiani dopo la conquista di Creta)


Finalmente la flottiglia assaltatori ormai conosciuta come Xa MAS aveva ottenuto la sua prima vittoria. Questo fu solo il primo di una serie di strabilianti colpi di mano che hanno reso la Xa MAS famosa in tutto il mondo e sicuramente tra i migliori reparti d'assalto della storia.



D.M.










Commenti

Post popolari in questo blog

"La più potente nave da guerra che l'arte navale abbia mai espresso"

(La RN Caio Duilio all'entrata in servizio nel 1880)


Una sfida italiana

Era l'ormai lontano Marzo 1873, il Regno d'Italia si era costituito da appena dodici anni eppure c'era già chi in Italia pensava di poter lanciare la sfida alle potenze marittime per il controllo del Mediterraneo.
Simone Saint-Bon contrammiraglio della Regia Marina presentò al parlamento italiano il progetto di costruzione della classe Caio Duilio, una tipologia di nave che se realizzata avrebbe modificato i rapporti di forza marittimi nel Mediterraneo (e non solo) a favore dell'Italia.

Il parlamento approvò con entusiasmo il progetto e il contrammiraglio fu nominato qualche mese dopo ministro della marina.
Saint-Bon aveva presentato al parlamento un progetto dell'ingegnere navale Benedetto Brin, progetto che in realtà aveva già visto la luce dato che l'impostazione delle due navi della classe Caio Duilio (Enrico Dandolo e Caio Duilio) era già iniziata fin dai primi mesi del 1873.  


Le caratt…

Eccidio del Gondrand

(I cadaveri degli operai trucidati al cantiere N°1)



Un posto pericoloso
Nel Febbraio 1936 la guerra d'Etiopia era ancora nel vivo, le truppe italiane si apprestavano ad affrontare il nemico in quella che viene comunemente chiamata battaglia dell'Amba Aradam.
In un qualsiasi conflitto la logistica è protagonista assoluta delle strategie dei contendenti, ed un territorio privo di strade e scosceso come quello etiope richiedeva uno sforzo logistico non da poco. Proprio in quest'ottica nelle retrovie gli italiani iniziarono la costruzione di strade coloniali. 
Presso Mai Lala (Oggi Rama) un villaggio nei pressi del confine tra Etiopia ed Eritrea, la società nazionale trasporti Gondrand aveva dato il via ai lavori di costruzione di una strada di collegamento tra Asmara e Adua in Etiopia.
Il cantiere posizionato non molto distante dal villaggio era stato denominato N°1 ed ospitava oltre all'ingegnere Rocca, sua moglie ed una novantina di operai, tra cui circa settanta italiani.
La …

Il più grave disastro navale della storia

(Il transatlantico Wilhelm Gustloff)


La grande fuga
All'inizio del 1945 l'armata rossa aveva iniziato la sua inarrestabile avanzata che l'avrebbe poi portata nel giro di pochi mesi a Berlino, nel cuore del reich tedesco. L'esercito germanico si trovava ormai nella condizione di poter solo ed esclusivamente sperare di poter rallentare il rullo compressore sovietico. 
L'armata rossa riuscì con successo a sfondare nel settore della Prussia orientale, in pieno territorio tedesco, ottenendo il completo accerchiamento dell'area nel Febbraio del '45. Il comando militare germanico si trovò così nella situazione di dover trovare una via di fuga per i militari e soprattutto i civili rimasti intrappolati dall'avanzata sovietica.  Farlo via terra era del tutto impossibile, l'operazione di salvataggio di migliaia di soldati e soprattutto milioni di civili venne quindi affidata alla Kriegsmarine.
L'ammiraglio Karl Donitz, comandante in capo della marina tedesca, pr…