martedì 10 luglio 2018

Obiettivo New York


(Dipinto raffigurante un sommozzatore della X MAS dopo un attacco)



L'intoccabile gigante

Il 7 Dicembre 1941 l'attacco giapponese a Pearl Harbor trascinava anche gli Stati Uniti d'America nel secondo conflitto mondiale.
Qualche settimana dopo anche Germania ed Italia dichiararono ufficialmente guerra agli USA.

Gli Stati Uniti si trovavano in una posizione geografica tremendamente vantaggiosa, la loro lontananza dall'Europa e dal Giappone consentiva loro di essere virtualmente inattaccabili sul loro suolo (Ovviamente fatta eccezione per i possedimenti americani nel pacifico).
I tedeschi scatenarono immediatamente un offensiva sottomarina contro di essi, proprio davanti le coste orientali statunitensi (Operazione colpo di tamburo) tuttavia restava un tabù l'attacco diretto sul territorio americano.


(Un pallone bomba giapponese)


Anche i giapponesi iniziarono a studiare qualche stratagemma per poter attaccare gli Stati Uniti continentali. Arrivarono a sviluppare un complesso e improbabile sistema formato da dei palloni aerostatici che trasportavano delle cariche incendiarie.
Tali palloni vennero lanciati in più di un occasione, tuttavia la maggior parte di essi non riusciva a raggiungere la costa statunitense. Solo una manciata riuscirono a raggiungere l'obiettivo, senza però provocare grossi danni.

Sembrava dunque impossibile elaborare un piano realistico per colpire il suolo americano.


A New York piovono arance

L'11 Dicembre 1941 l'Italia di Mussolini si adegua ai suoi alleati e dichiara ufficialmente guerra agli Stati Uniti d'America.
I sottomarini italiani che già operavano nell'Atlantico dalla base di Bordeaux (BETASOM) iniziarono le missioni contro il naviglio statunitense.

Ma si pensava di attuare idee ben più clamorose. Nell'Aprile del 1942 in una segretissima riunione dello stato maggiore della difesa, il generale di brigata aerea Attilio Biseo esperto trasvolatore propose al capo di stato maggiore il generale Ugo Cavallero, un piano d'attacco contro New York.
Biseo fece leva sull'effetto psicologico che avrebbe prodotto un evento del genere, citando l'attacco dimostrativo americano contro Tokyo, che seppur avesse prodotto danni limitati ebbe un impatto devastante sull'opinione pubblica giapponese.
Cavallero però seppur interessato fece notare che l'Italia era sprovvista di portaerei, necessaria per imitare l'impresa del raid su Tokyo. La portaerei "Aquila" era in fase di costruzione e non sarebbe stata pronta prima del 1943 salvo complicazioni. L'idea di Biseo venne quindi momentaneamente accantonata.

(Il generale Attilio Biseo)


Nel Novembre del '42 con l'arrivo degli americani nel teatro del Mediterraneo l'idea tornò di moda. 
Vi fu una nuova riunione, presenti il capo di stato maggiore dell'aeronautica Rino Corso Fougier, l'ammiraglio Sansonetti e svariati tecnici militari.
Questa volta si era decisi ad approntare un piano operativo da poter eseguire il prima possibile, per l'impresa venne ipotizzato l'utilizzo di un idrovolante CANT Z.511, un velivolo enorme progettato per i voli a lungo raggio.
Tuttavia, l'idrovolante non poteva percorrere la rotta con un solo pieno di carburante, proprio per questo erano presenti i vertici della marina. Infatti un sommergibile sarebbe dovuto farsi trovare in Atlantico, dove il CANT Z.511 avrebbe dovuto fare "scalo" per potersi rifornire e poi ripartire.
I vertici della marina erano però dubbiosi, l'oceano era quasi sempre molto mosso e l'incontro fra idrovolante e sommergibile sarebbe potuto essere molto difficoltoso.
L'operazione venne comunque approvata per la fase di studio operativa e chiamata "Operazione S".

(Il CANT Z.511)


Sorsero immediatamente delle difficoltà, dopo alcuni test infatti il CANT Z.511 risultò inadatto all'impresa visto che i suoi motori consumavano molto più carburante di quanto ipotizzato.
Vennero modificati i motori, potenziati in maniera da limitare l'utilizzo del carburante ma una volta installati sull'apparecchio risultarono poco performanti, l'utilizzo dell'idrovolante per la missione venne quindi definitivamente disapprovato.
Nonostante tutto si continuò a cercare un apparecchio in grado di affrontare l'impresa. Dopo svariate prove tecniche e collaudi di diversi velivoli modificati, la scelta ricadde su un progetto sperimentale della Savoia-Marchetti, un potente quadrimotore (Che verrà poi sviluppato come S.M.95) capace con carico ridotto e motori potenziati di poter effettuare il volo di andata e ritorno senza dover fare scali di rifornimento. 


(Un quadrimotore della Savoia-Marchetti)


Il 3 Gennaio del '43 venne definito il piano di volo ed assegnati i piloti per questa importantissima missione. Vennero svolti ulteriori collaudi ed i piloti istruiti su come affrontare il lungo volo.
Approvato definitivamente dall'aeronautica il progetto era pronto per la realizzazione, mancava solamente l'ultima approvazione, quella di Mussolini.
Nel mese di Maggio gli venne presentato il piano operativo. Subito interessato, il duce volle informarsi nei minimi particolari ed infine diede il suo benestare.
Tuttavia pose una sola condizione, si dovevano sostituire le bombe con delle arance e nastri tricolori. "Voglio sappiano che siamo in grado di colpirli, ma niente bombe" disse Mussolini al capo di stato maggiore dell'aeronautica.
Proseguivano i lavori di approntamento dell'aereo ed i primi di Settembre si era praticamente pronti, mancavano gli ultimissimi collaudi.
L'8 Settembre però venne dichiarato l'armistizio, la resa dell'Italia impedì l'attuazione dell'Operazione S tanto voluta dallo stato maggiore aeronautico italiano.


Attacco dal mare

L'aeronautica non fu la sola forza armata che tentò di attuare un attacco al territorio americano. Anche la marina cercò di imbastire un assalto contro gli Stati Uniti.

Nel Luglio del 1942 il comandante della X M.A.S. Junio Valerio Borghese iniziò ad elaborare un piano d'assalto al porto di New York, il cuore pulsante della costa orientale statunitense.
Borghese presentò il piano ai vertici della marina, illustrando che un sommergibile oceanico avrebbe dovuto raggiungere la baia di New York alla foce dell'Hudson. Lì avrebbe rilasciato un mini-sommergibile della classe CA, che sarebbe stato in grado di navigare nelle acque della baia fino al porto dove avrebbe rilasciato una trentina di cariche esplosive. 

(Il porto di New York ad inizio anni '30)


Il piano entusiasmò gli animi dei presenti alla riunione e venne approvato. Per la missione fu scelto il sommergibile "Leonardo Da Vinci", ritenuto dalla maggior parte il migliore di tutta la campagna sottomarina atlantica italiana.
In una successiva riunione furono stabilite le necessarie modifiche da approntare al Da Vinci, che sarebbe stato privato del sul cannone di superficie per far spazio ad un grande contenitore adatto ad imbarcare il mini-sommergibile CA.
Nel mese di Settembre del 1942 iniziarono le prove in mare, inizialmente risultò difficile il rilascio del CA, ci vollero svariate modifiche per rendere il meccanismo affidabile.
I lavori giunsero quasi al termine e nel mese di Novembre iniziarono le esercitazioni dell'equipaggio sull'utilizzo del CA.


(Il ponte del Da Vinci, si può apprezzare la modifica per il CA)


(Collaudo del mini-sommergibile CA)


Il piano venne definitivamente approvato anche da Mussolini il quale contava molto su questa azione per poter sferrare agli Stati Uniti un colpo da K.O. psicologico. 
Tuttavia l'operazione venne rinviata a causa delle scarse informazioni in possesso della marina riguardo il porto di New York ed infine quando tutto sembrò pronto avvenne il disastro.
Il sommergibile Da Vinci venne affondato in Atlantico nel Maggio del 1943, questo evento rese necessario il reperimento di un altro battello e di ulteriori lavori per la sistemazione del mini-sommergibile.

Anche in questo caso la resa dell'Italia nel Settembre del '43 rese vana ed impossibile ogni speranza di poter attuare il piano.




D.M.









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