martedì 4 settembre 2018

La legione straniera italiana (Parte I - Le Frecce Rosse)


(Cerimonia di consegna della bandiera di guerra alle truppe arabe del Regio Esercito)




Dall'amicizia alla collaborazione

Sono ben note le truppe volontarie non tedesche che hanno combattuto prevalentemente sul fronte orientale quasi interamente inquadrate nelle Waffen-SS.
Meno noto invece è l'utilizzo di personale straniero all'interno del Regio Esercito, da specificare che per straniero si intende chi oltre a non essere italiano non proveniva nemmeno dalle colonie italiane dell'epoca (la partecipazione delle truppe coloniali è un argomento che va trattato a parte).


L'Italia e la Germania appoggiarono per anni il nazionalismo arabo, lo scopo di tutto ciò fu quello di indebolire il potere dei britannici in medio oriente.
Il Gran Mufti di Gerusalemme Al-Husseini (Presente in alto a destra nella foto ad inizio articolo) appoggiò pubblicamente la causa delle nazioni dell'Asse, il 27 Ottobre del 1941 approdò a Bari dove incontrò Mussolini. Successivamente si recò a Berlino per confrontarsi con Hitler, il leader dei nazionalisti arabi chiese ai due dittatori il loro appoggio per la formazione una nazione araba in medio oriente.

(Il Gran Mufti Al-Hussein nel suo incontro con Hitler)


Mussolini ribadì la sua assoluta amicizia nei confronti delle popolazioni musulmane (Il duce nel 1937 venne omaggiato da un capo arabo in Libia con la "spada dell'Islam", un arma cerimoniale fatta forgiare proprio per la cerimonia che vide il capo Yusef Kerbisc nominare Mussolini protettore dell'Islam). 

Hitler fece lo stesso, promise ad Al-Husseini di liberare il medio oriente dai britannici. Il Gran Mufti si stabilì proprio a Berlino dove visse fino alla fine della seconda guerra mondiale.



(Mussolini brandisce la spada dell'Islam)


(La spada dell'Islam in mano al Capo Yusef Kerbisc)





"No grazie, abbiamo i nostri arabi"

Nel Maggio del 1942 il capo di stato maggiore generale Ugo Cavallero predispose la creazione di un'unità araba, inizialmente prese il nome di "Centro Militare A". 
L'unità venne addestrata a Roma sotto il comando del Colonnello Massimo Invrea, complessivamente annoverava tra le sue fila circa 300 uomini.

Successivamente venne decisa la creazione di altri Centri Militari, uno denominato "T" composto da elementi provenienti dalla Tunisia (Tra i quali molti italo-tunisini) ed un terzo chiamano "I" comprendente truppe indiane precedentemente catturate in battaglia durante la campagna del nord Africa.
Complessivamente i tre reparti formavano un'unità più grande chiamata Raggruppamento Centri Militari "Frecce Rosse", alla fine del periodo di addestramento l'unità comprendeva al suo interno circa 1.000 uomini.


Il Gruppo "I" ebbe però vita breve, i suoi elementi malvisti dal comando italiano in quanto ex combattenti per l'esercito britannico peccavano nella disciplina, infine dopo la sconfitta di El Alamein le truppe indiane tentarono di ammutinarsi. Vennero così disarmate e inviate di nuovo nei campi di prigionia.


(Uomini del Gruppo "I" al campo d'addestramento di Villa Marina)


Il comando del Regio Esercito completò l'addestramento delle truppe arabe in fretta e furia per scongiurare l'arrivo di unità arabe inquadrate nell'esercito tedesco.
Nel Dicembre del '42 infatti l'OKW comunicò al comando italiano di voler inviare in nord Africa il suo Deutsche-Arabische Lehr (L'unità araba aggregata alla Wehrmacht).

Per tutta risposta, due dei tre reparti costitutivi del Raggruppamento "Frecce Rosse", il Gruppo "A" ed il "T" (Rinominato Battaglione d'Assalto "T") vennero inviati in Tunisia il 2 Gennaio del '43.
Per l'Italia sarebbe stato uno smacco troppo grande nell'ambito delle relazioni diplomatiche con le popolazioni musulmane mostrare che i tedeschi avessero impiegato unità arabe in Africa prima di loro.


Sul campo di battaglia

Le due unità vennero aggregate alla Divisione "Superga", raggiunsero il fronte il 25 Gennaio.
Il 28 avvenne il battesimo del fuoco, il Gruppo "A" si trovava nella zona di Kesra, quando venne investita dalla 1a Divisione Americana (La famosa Big Red One), contrariamente alle aspettative le truppe arabe combatterono con grande coraggio. Le truppe americane inflissero loro gravi perdite, nonostante l'impegno profuso non poterono fare altro che ripiegare verso Jebel Halfa. 




(Pattuglia del Gruppo "A" a bordo di una Cam. Mod. 43)

Medesima la sorte del Battaglione "T" che subi perdite gravissime, rimpiazzate però da altri volontari tunisini reclutati sul posto.
Il "T" successivamente si scontrò con le truppe delle Francia Libera, anche in questo caso il numero di caduti fu altissimo. L'unità allo sbando fu costretta ad una marcia forzata per rientrare in linea e non restare intrappolata nelle file nemiche.
Le truppe italo-tunisine riuscirono poi ad evitare la cattura combattendo con grande tenacia contro i francesi.


L'andamento della campagna di Tunisia, per certi versi segnato fin dall'inizio, segnò anche la fine dei reparti arabi.
Tra l'11 ed il 13 Maggio le due unità si arresero agli alleati, dopo aver perso complessivamente sul campo di battaglia circa 300 uomini.
Per il Battaglione "T" la fine delle operazioni in Tunisia fu doppiamente tragico, essendo infatti elementi del posto vennero giudicati come dei traditori da parte dei francesi con conseguenze gravissime sia per loro che per le loro famiglie.


Un pugno di uomini

Nonostante tutto alcuni elementi delle due unità (per lo più uomini del Gruppo "A", del Battaglione "T" rientrarono in Italia in pochi) riuscirono a riparare in Italia.
Una volta raggiunta Roma, sede del Raggruppamento Frecce Rosse, i superstiti della campagna di Tunisia vennero riorganizzati in un unica unità chiamata Battaglione d'Assalto Motorizzato.
L'unità venne schierata a nord di Roma, precisamente a Monterotondo dove ebbe compiti di presidio e sicurezza interna.
Il 25 Luglio alla caduta di Mussolini, l'unità fu chiamata a concorrere al ristabilimento dell'ordine nella capitale.




(Il Battaglione d'Assalto Motorizzato schierato a Roma)


L'8 Settembre al momento della dichiarazione dell'armistizio fra l'Italia e gli Alleati, l'unità era a Roma disposta per la difesa di importanti infrastrutture come la sede dell'EIAR (antenato della RAI).
Sorprendentemente nonostante il caos, l'unità non si sbandò, restò anzi agli ordini del comando italiano.
Una compagnia partecipò agli scontri contro i tedeschi che cercavano di impadronirsi della capitale nei pressi di Porta San Paolo. Mentre un altra, dislocata a Monterotondo, si impegnò insieme ad altre truppe italiane contro le forze tedesche provenienti da nord.


Il 10 Settembre con la resa delle unità italiane nei dintorni di Roma, l'unità finì per sciogliersi.
Alcuni decisero di proseguire la loro battaglia nelle fila della Repubblica Sociale Italiana, altri invece si misero al servizio degli Alleati e del Regno del Sud.




D.M.


A Martedì prossimo per la seconda parte, dove scopriremo la storia dei tedeschi che servirono per il Regio Esercito! 

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