martedì 29 gennaio 2019

Distruggete lo Chaberton


(Batteria dello Chaberton nel 1940)



La costruzione e la storia fino alla seconda guerra mondiale

Alla fine del '800 l'Italia iniziò a fortificare il confine con la Francia. Ciò avvenne dopo l'entrata dell'Italia nell'alleanza con Germania ed Austria-Ungheria, per la triplice alleanza la Francia era un avversario naturale, in questo senso si mosse quindi anche l'Italia.
Tra i vari punti scelti per la costruzione dei forti, vi fu lo Chaberton, situato in una posizione chiave ed impossibile da colpire per le artiglierie dell'epoca.

I lavori di costruzione iniziarono nel 1898, a partire dal 1906 alcune batterie erano già pienamente funzionanti. L'opera venne completata in definitiva nel 1910. 

Il forte arroccato a 3.130 metri d'altezza era praticamente irraggiungibile se non tramite una piccola strada di collegamento che portava al piccolo comune di Fenils.
Pochi anni dopo però, la politica estera italiana mutò radicalmente. La prima guerra mondiale vide l'Italia schierata al fianco della Francia, la batteria dello Chaberton venne così disarmata e le sue bocche da fuoco destinate al fronte italo-austriaco.


Il ruolo del forte nel secondo conflitto mondiale

Subito dopo la fine della grande guerra i comandi italiani riattivarono lo Chaberton. Durante gli anni '30 con l'avvento di nuove tecnologie il forte diventò vulnerabile soprattutto ai colpi sparati da mortai e degli obici. Il Regio Esercito studiò un piano di restauro che portò alcune modifiche al forte senza però risolvere il problema principale legato alla vulnerabilità principale.
Ad un certo punto si pensò ad uno spostamento delle batterie in caverna, così da poter conferire maggiore protezione ad esse. Tuttavia l'idea non venne mai messa in pratica.



(Una delle torri del forte)


Il 10 Giugno 1940 l'Italia annuncia la sua discesa in guerra al fianco dell'alleata Germania ai danni di Francia e Gran Bretagna. A Bra, in Piemonte, il comando gruppo armate ovest riceve il primo fonogramma di guerra dallo stato maggiore del Regio Esercito, è un ordine cifrato. Si raccomanda di non far brillare nessuna interruzione e si ordina il massimo stato d'allerta ai forti posti sul confine. Tra questi vi è ovviamente lo Chaberton.






Il forte italiano dalla sua posizione poteva controllare un'area vastissima e rendere difficile un qualunque spostamento di grosse unità nemiche.
La batteria dello Chaberton iniziò una vera e propria guerra personale contro le varie postazioni analoghe dei francesi. Il forte francese dello Janus fu fatto oggetto di numerose salve d'artiglieria da parte dei cannoni 149/35 del forte italiano causando qualche lieve danno. I cannoni italiani nonostante provenissero dall'epoca della grande guerra possedevano una gittata importante, di ben 15 chilometri.



(Un cannone Mod. 149/35)


Il 21 Giugno i francesi riconosciuta l'importanza del forte italiano iniziarono a bombardarlo. Il forte italiano iniziò a sparare verso il fondo valle, nonostante le condizioni meteo fossero pessime, sparando così praticamente alla cieca.

I transalpini fecero largo uso di quattro obici Schneider da 280 mm, che data la posizione non potevano essere colpiti dallo Chaberton. Anche gli altri forti francesi parteciparono all'azione contro il forte italiano.
Le otto torrette del forte furono investite da una potenza di fuoco micidiale. La torretta numero uno fu la prima ad essere colpita, le corazze delle torrette avevano uno spessore di scarso rilievo, ciò permise alle schegge dei proiettili nemici di perforarle.
Il fuoco francese si fermò solo per poco tempo a causa del mal tempo che rendeva scarsa la visibilità verso il forte.
I colpi dei forti francesi non causarono moltissimi danni, i colpi mortali inflitti allo Chaberton provenivano dagli obici, capaci di sparare i loro proiettili in modo da poter cadere verticalmente sulle torrette del forte. Gli obici si trovavano dietro le creste montuose ed era quindi impossibile per le batterie italiane non solo colpirle ma neppure avvistarle.



(Gli obici francesi in azione)


Delle otto torrette solo due si salvarono dall'attacco francese, che causò tra gli italiani nove morti e cinquanta feriti.
Nonostante tutto il giorno dopo, le due torrette rimanenti continuarono a svolgere il loro lavoro e spararono nuovamente verso la vallata con l'obiettivo di appoggiare l'offensiva italiana voluta da Mussolini.



Oggi il forte, situato in territorio francese (la zona fu ceduta in seguito alla sconfitta dell'Italia col finire della seconda guerra mondiale) risulta abbandonato, è possibile raggiungerlo utilizzando una piccola strada proveniente da Fenils.

(Lo Chaberton oggi)



D.M.

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