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La vittoria perduta



(Due soldati italiani mostrano una bandiera britannica catturata in seguito alla conquista del Somaliland)



Togliersi la spina nel fianco

Il 10 Giugno 1940 l'Italia entra in guerra al fianco della Germania in quella che rapidamente evolverà in un conflitto totale e mondiale.
Liquidata la Francia già agonizzante l'Italia si trovava ad essere l'unica potenza dell'Asse a combattere i britannici su fronti terrestri, questo entusiasmava Mussolini, entrato in guerra proprio per cogliere in extremis il frutto della vittoria.
I fronti nei quali gli italiani sono impegnati sono ovviamente quelli africani, a nord quello principale tra Libia ed Egitto. A sud l'impero voluto da Mussolini si vedeva praticamente circondato da possedimenti britannici e tagliato fuori da ogni possibile contatto con la madre patria. Dall'Italia infatti non può giungere alcunché, canale di Suez e Gibilterra nelle mani dei britannici lo impediscono.

Il vicerè d'Etiopia, Duca Amedeo D'Aosta, comandante supremo delle truppe italiane in Africa orientale sognava di poter giungere fino al Mediterraneo costeggiando il Nilo con le sue truppe. Impresa ardua, praticamente impossibile vista la situazione dell'esercito italiano in Africa orientale, (2.500 Km di cammino senza alcuna strada rotabile) il vicerè fu quindi costretto anche da Roma ad abbandonare il suo utopistico piano, nonostante ciò non si rassegnò a mantenere un contegno prettamente difensivo.
Il 4 Luglio le truppe italiane riescono a conquistare Cassala, un villaggio in prossimità del confine tra A.O.I. e Sudan britannico.


(Postazione d'artiglieria italiana durante la presa di Cassala)


Verso la metà di Luglio i comandi italiani si resero conto della pericolosità del Somaliland britannico, definito dal Duca Amedeo D'Aosta come "una brutta spina nel fianco". Se i britannici avessero ben rifornito attraverso Berbera il contingente lì presente ed ancor peggio ampliato tale forza, l'Africa orientale italiana si sarebbe potuta trovare tra due pericolosissimi fuochi.
Il 28 Luglio il maresciallo Badoglio approvò il piano per la conquista del Somaliland da attuare con la massima urgenza.

Le forze in campo

Il comando delle forze italiane adibite alla conquista del Somaliland fu affidato al generale Guglielmo Nasi, governatore della regione dell'Harar.


(Il generale Guglielmo Nasi)


Le forze a disposizione di Nasi (circa 35.000 uomini) erano così composte: 
- tre battaglioni nazionali
- ventitré battaglioni coloniali
- quattro batterie d'artiglieria
- uno squadrone di carri leggeri
- una compagnia di carri medi
- tre squadroni di autoblindo

I britannici invece disponevano di 11.000 uomini così composti:
- tre battaglioni coloniali (King's African Rifles, Black Watch, Rhodesia Regiment)
- due reggimenti coloniali (Punjab Regiments)
- Corpo cammellato somalo (Somaliland Camel Corps)
- Una batteria d'artiglieria

(Squadrone del Somaliland Camel Corps)


La Somaliland Defensive Force era guidata dal maggior generale Arthur Chater.



Inizia l'offensiva

Il generale Nasi aveva suddiviso le sue forze in tre tronconi. 
La colonna sinistra, comandata dal generale Bertoldi aveva il compito di puntare sul villaggio costiero di Zeila, a sua volta Bertoldi decise di dividere la sua colonna ed affidare al generale Passerone una colonna più piccola che come obiettivo aveva quello di percorrere la fascia costiera in direzione di Berbera una volta occupata Zeila insieme al gruppo principale.
La colonna centrale, comandata dal generale De Simone composta dal grosso delle forze, aveva come obiettivo finale Berbera passandro per Hargeisa ed Adadleh.
La colonna di destra, comandata dal generale Bertello puntava invece su Oadueina.
Per quanto riguarda il supporto aereo, la Regia Aeronautica aveva messo a disposizione ventisette apparecchi da bombardamento, ventitré da caccia e sette da ricognizione.


(Colonna italiana in marcia)


Il 3 Agosto l'operazione ebbe inizio, le truppe italiane supportate dall'aviazione riuscirono rapidamente ad occupare gli obiettivi primari. 
La colonna sinistra nonostante qualche difficoltà di carattere logistico occupò Zeila senza problemi. Il generale Bertoldi fece occupare anche Dobò, piccolo villaggio tra Zeila ed Hargeisa per evitare vuoti pericolosi nello schieramento.
La colonna del generale Bertello raggiunse Oadueina senza incontrare grossa resistenza.
Ad incontrare resistenza maggiore (seppur limitata) è la colonna di centro del generale De Simone, lungo la strada per Hargeisa i britannici cercano di rallentare l'avanzata italiana con alcune postazioni di mitragliatrici, tale resistenza viene però messa a tacere anche grazie all'apporto della Regia Aeronautica.


La battaglia di Tug Argan

Il 6 Agosto le unità italiane costituivano una sorta di semicerchio da dove attuare l'offensiva finale per "strangolare" definitivamente le forze britanniche in difesa di Berbera.
Il generale Nasi ordinò alla colonna di destra di attaccare in direzione di Adadleh, così da poter iniziare una manovra avvolgente sulle truppe nemiche.
Da Zeila invece la piccola colonna Passerone doveva puntare su Bulhar, villaggio costiero situato a pochi chilometri da Berbera.
La colonna di centro doveva ancora una volta effettuare lo sforzo maggiore andando ad impattare con le difese britanniche, ben preparate, protette dal monte Dameir e dall'Argan, una depressione naturale che rendeva difficile il passaggio a veicoli e uomini.

Le unità italiane erano quindi forzate a percorrere solo un numero limitato di strade, ciò giovava agli inglesi, che nonostante l'inferiorità numerica potevano contare su posizioni facili da difendere.
Già il 7 Agosto era chiaro che la battaglia principale sarebbe avvenuta nell'area del Tug Argan, ultimo baluardo britannico prima di Barbera e quindi unico reale limite naturale sfruttabile dai difensori.
L'8 Agosto i carri italiani hanno un primo contatto contro le forze britanniche a Tug Argan, ma non riescono a sfondare. 
L'11 i britannici decidono di rimpiazzare il maggior generale Chater con il generale Godwin-Austen, ritenuto da Wavell di maggiore esperienza nel comando di un numero così elevato di unità rispetto a Chater che fino a pochi mesi prima era semplicemente al comando del Somaliland Camel Corps.


(Carta delle operazioni in Somaliland)


Lo stesso giorno la battaglia dell'Argan ha inizio, dopo un pesante bombardamento d'artiglieria ed un attacco aereo da parte di svariati SM-81, inizia l'assalto alle postazioni difensive britanniche.
Le truppe italiane affrontano le letali raffiche di mitragliatrice nemica mentre tentano di aggirare le postazioni britanniche poste sulle colline, l'impresa non è facile e ricorda gli assalti sui monti della prima guerra mondiale.
Il 12 l'attacco italiano si fa più intenso e coinvolge l'intero schieramento centrale, il dispositivo difensivo britannico su Mill Hill crolla e viene occupato dalle truppe italiane. Le forze coloniali italiane riescono ad occupare anche le cime di Assa, portandosi così in una posizione di vantaggio strategico rispetto ai britannici che rischiano di finire accerchiati e distrutti.

Per prevenire l'accerchiamento, Godwin-Austen invia le sue truppe a sbarrare il passo di Mirgo che una volta superato dalle forze italiane costringerebbe le truppe britanniche a ripiegare o a rischiare di venire chiuse in una morsa.
Il reggimento King's African Rifles riesce a fermare l'avanzata della fanteria italiana, la situazione per i britannici seppur critica sembra così in via di stabilizzazione.
Il 15 Nasi ordina di concentrare gli sforzi sul passo di Mirgo, l'aviazione italiana martella senza soste le truppe britanniche a sua difesa e finalmente la XVa brigata sfonda il passo.
Gowin-Austen a questo punto non può far altro che ordinare la ritirata di tutte le sue truppe su Berbera.


La corsa verso Berbera

Il generale Nasi il 16 Agosto inizia a riorganizzare le sue forze per l'offensiva finale. Vorrebbe catturare le forze britanniche in fuga, ma il battaglione Black Watch che cerca di coprire la ritirata alle truppe rimanenti riesce a rallentare le puntate italiane verso Berbera.
Nasi capisce a quel punto che deve impiegare le forze a disposizione diversamente e costituisce la LXX brigata, composta quasi esclusivamente da forze mobili (autoblindo e carri leggeri). Ordina alla neo costituita brigata di puntare su Laferug, un villaggio a sud di Berbera per prendere contatto con le forze nemiche in ritirata.

Il 17 Agosto la colonna mobile è già nei pressi di Laferug, ma la risposta nemica è violentissima. Le truppe italiane vengono fermate da una tempesta di fuoco d'artiglieria e cannoni anti-carro.
La IIa Brigata riesce verso sera ad aggirare le alture di Laferug, mettendo in gravissimo pericolo le truppe britanniche, che però riescono ad accorgersi del tentativo d'aggiramento italiano. Col favore delle tenebre i britannici ripiegano nuovamente.

Godwin-Austen temendo la totale distruzione ordina la completa evacuazione delle forze britanniche dal Somaliland. La giornata del 18 Agosto viene interamente impiegata dai britannici per le operazioni d'evacuazione via mare.
Le forze italiane entrarono a Berbere il 19 Agosto senza incontrare più alcuna resistenza, dopo che alcune unità britanniche (in particolare la batteria d'artiglieria somala) cercarono di rallentarne l'avanzata finale tra il 18 ed il 19 Agosto.


Dopo la vittoria

Dal punto di vista italiano a livello strategico l'operazione fu un successo completo, in pochi giorni le forze italiane erano riuscite ad occupare quella che poteva rappresentare una pericolosissima alternativa strategica per i britannici.
Per quanto riguarda le forze in campo, il generale Godwin-Austen riuscì a salvare gran parte degli uomini a sua disposizione evitando così la disfatta totale.

(Il corriere della sera annuncia l'avanzata italiana in Somaliland)


Il colpo principale fu quello dato all'opinione pubblica britannica che restò sbalordita dalla velocità con cui le loro forze persero il Somaliland.
Churchill criticò aspramente l'operato di Godwin-Austen e non mancò nemmeno di critiche verso Wavell a cui aveva chiesto di difendere il Somaliland tenacemente fino all'ultimo uomo.
Wavell dal canto suo, giustificò il comportamento del generale Godwin-Austen, affermando che l'evacuazione era inevitabile e che il Somaliland non fosse più difendibile.

Dal punto di vista italiano l'unico rimpianto fu quello di non essere riusciti a catturare l'intero dispositivo difensivo britannico.
Per quanto riguarda le perdite, i britannici persero 260 uomini tra morti e feriti  mentre gli italiani lamentarono circa 460 caduti e 1.400 feriti.
Le truppe italiane riuscirono a catturare ingenti quantità di materiale lasciato a Berbera dai britannici ed un centinaio di truppe irregolari somale.




D.M.

Fonti:
- La Guerra in Africa Orientale (SME - Ufficio Storico)
- La conquista dell'Impero 1935-41 Guerra in Africa Orientale (Andrea Molinari)
- History of Second World War Vol. 1 (United Kingdom Military Series)










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