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Wunderwaffen - L'Italia e le armi miracolose tedesche


(Una Rurhstahl SD 1400 "Fritz X" esposta al museo della RAF)



Le armi miracolose

Le wunderwaffen massima espressione della tecnologia e soprattutto dell'inventiva bellica tedesca, sono un chiaro esempio come un conflitto possa accelerare lo studio e lo sviluppo di alcuni campi scientifici che altrimenti non sarebbero stati in grado di portare alla luce tali invenzioni in tempo di pace, per quanto il concetto della guerra possa risultare spregevole è chiaro e visibile a tutti che essa già ad esempio nella prima guerra mondiale abbia condotto l'umanità alla scoperta di invenzioni rivelatesi poi utilissime anche in tempo di pace e presenti ancora oggi. 

Le ormai famose wunderwaffen o armi miracolose hanno attirato per anni e continuano ad attirare ancora oggi l'attenzione di studiosi ed esperti della storia militare. Tra le più famose vi sono le V1 e le V2, l'ME-262 uno dei primissimi caccia a turbogetto della storia.

L'Italia e le wunderwaffen

Il legame tra il nostro paese e le armi miracolose del terzo reich, hanno dei legami ben precisi. Come è noto lo stesso Mussolini nel suo ultimo discorso pubblico al teatro lirico di Milano cita pubblicamente tali armi, affermando che gli alleati, specialmente gli inglesi, ne abbiano già fatto le spese.
Lo stesso Mussolini cercò di capirne di più al riguardo, Hitler rassicurò Mussolini sulla possibile risoluzione positiva del conflitto proprio facendo leva sulle armi miracolose senza però entrare mai nel dettaglio, il duce quindi decise di inviare un giornalista italiano in Germania, si trattava di Luigi Romersa. 
Romersa si recò quindi in  Germania su ordine del duce, una volta ottenuto il permesso di Hitler per poter visionare queste armi miracolose si recò a Peenemunde. Li l'inviato italiano visitò lo stabilimento missilistico dove lo scienziato Von Braun stava sviluppando la V2. Romersa visitò anche gli stabilimenti di sviluppo del caccia ME-262.

Il vero pezzo forte della visita di Luigi Romersa in Germania, arrivò nella notte tra l'11 e il 12 Ottobre 1944,  l'inviato italiano venne portato su una piccola isola del baltico ricca di vegetazione, alberi ed erba molto alta. Grazie a numerosi documenti desecretati solo di recente sappiamo oggi che ciò che vide Romersa quel giorno corrisponde al vero. L'inviato del duce assistette per la prima volta ad un qualcosa di inimmaginabile per l'epoca, il primo test atomico tedesco. Romersa affermò che l'esplosione mutò radicalmente il panorama dell'isola, le costruzioni  in calcestruzzo erano ridotte ad un cumulo informe, gran parte degli alberi che finirono per essere sradicati dal terreno, gli animali che popolavano l'isola completamente carbonizzati. 
Romersa rimase fortemente impressionato da quell'esperienza, una volta rientrato in italia alla fine di ottobre comunicò a Mussolini i risultati della sua inchiesta, ciò che Romersa disse a Mussolini riuscì a provocare un ultimo sussulto nella mente del duce. Ovviamente riguardo il test atomico Romersa e quindi Mussolini, fu obbligato a mantenere il più stretto riserbo come raccomandato ed anzi ordinato dalle autorità tedesche.


(Kurt Diebner, uno dei responsabili del programma atomico tedeseco)


Facendo un passo indietro scopriremo che il primo "contatto" tra Italia e le wunderwaffen avvenne ben prima. 
E' il Settembre 1943 l'Italia è nella bufera dell'armistizio, il  nuovo governo presieduto dal maresciallo Badoglio ha firmato a Cassibile la resa incondizionata dell'Italia. La reazione tedesca è feroce, l'esercito italiano si disgrega mentre la marina da ordine a tutte le sue unità di dirigersi verso Malta. Ed è qui che le wunderwaffen si incrociarono per la prima volta col destino dell'Italia, la flotta da battaglia guidata dall'ammiraglio Bergamini salpa alle 3 del mattino del 9 Settembre in direzione della Sardegna. La formazione dopo essere stata individuata da un ricognitore tedesco viene attaccata alle 15:10 da una formazione di ventotto Dornier Do-217 della luftwaffe, gli aerei tedeschi utilizzavano le bombe teleguidate conosciute comunemente con nome di Fritz X. 
La bomba nonostante conservasse l'aspetto di una bomba tradizionale a caduta libera, aveva quattro alette mobili disposte ad X le quali consentivano di direzionare la sua caduta tramite radio guida, disponeva inoltre di un freno aero dinamico per ridurre la velocità a vantaggio della manovrabilità.


(Uno dei primi test sulle bombe guidate)


I bombardieri tedeschi lanciarono la prima bomba contro l'incrociatore Eugenio di Savoia, la bomba pero cadde a circa 50 metri dalla nave senza provocare alcun danno, una seconda sfiorò la poppa della corazzata Italia danneggiandone il timone e la centrale elettrica, alle 15:42 la corazzata Roma viene centrata dalla Fritz X, la bomba finisce per perforare lo scavo esplodendo cosi sott'acqua, questo primo colpo non causò gravi danni alla nave che nonostante la perdita di velocità potè continuare la navigazione, poco dopo alle 15:50 il colpo mortale, un'altra Fritz X colpi la Roma nel centro della nave verso prua tra il torrione di comando e la torre corazzata, questa volta la bomba esplose nel deposito di munizioni provocando una deflagrazione devastante, il torrione corazzato venne sbalzato in  aria. per la corazzata Roma fu la fine alle 16:11 l'ammiraglia della flotta italiana si capovolse ed affondò, ben 1352 uomini persero la vita tra cui l'ammiraglio Bergamini.


(La corazzata Roma colpita a morte, affonda)



Le Wunderwaffen che avrebbero dovuto capovolgere le sorti del conflitto arrivarono troppo tardi, la superiorità alleata era ormai schiacciante e nulla avrebbe potuto arrestare la loro avanzata.
L'Italia ha il triste ruolo di vittima delle armi miracolose tedesche, il caso della corazzata Roma fa parlare ancora oggi gli appassionati di storia e continuerà sicuramente a farlo per molto tempo ancora.


D.M.




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