martedì 24 aprile 2018

L'impresa di Bahrain


(Due SM-82 della Regia Aeronautica Italiana)



L'idea

L'Italia di Benito Mussolini entra in guerra nel Giugno del 1940 al fianco dell'alleato germanico. 
Nonostante sui fronti terrestri l'azione sia moderata, in aria al contrario, la Regia Aeronautica Italiana è subito molto attiva.
Vengono bombardate Tolone e Hyeres sulla costa mediterranea francese, Biserta e Tunisi in Tunisia, Marsa Matruth e Alessandria in Egitto.

Nella mente dei vertici dell'aeronautica italiana c'è però il desiderio di un azione dimostrativa capace di spostare gli equilibri politici del conflitto, una vera e propria impresa che possa indurre il nemico a credere di non poter essere al sicuro nonostante la lontananza dal fronte.
Superaereo (l'alto comando dell'aeronautica) progetta nell'Ottobre del 1940 un attacco ai pozzi petroliferi britannici nel Bahrain, un dominion britannico nella penisola araba. 
Per i tempi si tratta di una vera e propria impresa proibitiva, si dovevano coprire ben 4.100 Km, un volo del genere non era mai stato concepito prima neanche dalle forze aeree avversarie.

(Il piano missione)


Il capo di stato maggiore dell'aeronautica, il generale Francesco Pricolo, propone l'impresa al tenente colonnello Ettore Muti, al tempo segretario nazionale del Partito Nazionale Fascista, che accetta con grande entusiasmo.

(Ettore Muti)



L'Operazione

Vengono messi a disposizione per l'azione quattro SM-82, modello appena entrato in servizio.
Secondo i calcoli dell'ingegner Torre, per poter portare a termine l'impresa con successo, gli SM-82 avrebbero dovuto essere sovraccaricati di quasi tre tonnellate di carburante per poter compiere l'impresa.
Il capitano Paolo Moci, ordinò uno studio meterologico sulla zona, infatti se la formazione avesse incontrato venti contrari superiori a 30 Km/h l'intera missione sarebbe potuta saltare.
La missione venne programmata per la meta di Ottobre, tra il 15 ed il 16. Il piano di volo prevedeva la partenza da Rodi, nell'Egeo, successivamente dopo aver attaccato gli obiettivi avrebbero fatto rotta verso l'Eritrea, all'epoca colonia italiana.
Gli equipaggi prima di partire per l'Egeo, vengono istruiti riguardo il nuovissimo SM-82 ed ottengono tutte le informazioni necessarie al completamento della missione.

(Un SM-82 all'aeroporto di Ciampino)


Nei giorni successivi all'arrivo, il vento si fece troppo forte per poter consentire un decollo sicuro, gli aerei infatti con quel peso extra, risultavano molto meno maneggevoli. La missione venne quindi rinviata di qualche giorno.
Il 18 Ottobre Paolo Moci, sperimentò il decollo con un SM-82 di scorta presente sull'isola, i risultati vennero ritenuti soddisfacenti, si diede così il via alla missione.

Alle 17:50 gli aerei decollano da Rodi, nessun problema viene riscontrato e gli equipaggi possono tirare un sospiro di sollievo. Verso le 18:35 viene raggiunta la quota di crociera e la formazione si mette in rotta verso il Bahrain.
Poco dopo le 22:30 uno degli aerei perse il contatto con la formazione, fortunatamente grazie ad uno speciale segnale radio approntato proprio per l'occasione, l'aereo riuscì a rientrare in rotta.

A mezzanotte passata, la formazione italiana è sul golfo persico, in perfetto orario nel pieno rispetto della tabella di marcia.
I velivoli raggiungo il Bahrain al cospetto di una stupenda luna piena alle 2:00 in punto, la luminosità era piuttosto buona, l'impianto petrolifero aveva le luci accese come se non vi fosse una guerra in atto.
Alle 2:20 la formazione italiana si porta in posizione d'attacco ed inizia il bombardamento dei pozzi petroliferi.
Vengono sganciate complessivamente 132 bombe ad alto potenziale esplosivo, i danni provocati sono difficili da constatare, certo è che secondo quanto riportato dagli equipaggi, le fiamme scatenate dal bombardamento erano talmente alte da poter essere visibili anche da alta quota.
Uno dei quattro SM-82 tuttavia, probabilmente uscito fuori rotta, bombardò per errore anche una piccola cittadina nei pressi dell'impianto petrolifero, causando gravi danni alla popolazione civile.

(Gli impianti petroliferi in Bahrain)


Terminata l'azione, senza subire alcun attacco nemico ne da terra ne dall'aria, la formazione italiana si dirige verso l'Eritrea.
Fortunatamente i venti sono a favore, i quattro velivoli raggiungono Zula (anzichè Massaua come previsto) alle 8:45 del 19 Ottobre. 
Il Duca d'Aosta, vicerè d'Etiopia li attende a terra, pronto a congratularsi con loro per l'impresa appena realizzata.


(Una pagina della Domenica del Corriere, raffigurante l'attacco italiano al Bahrain)


Il 23 Ottobre gli aerei ripartirono alla volta dell'Italia, durante il tragitto venne programmato il bombardamento di Port Sudan, effettuato anche questo con esito positivo, dopo una sosta a Bengasi in Libia, il 24 Ottobre la formazione rientro finalmente in Italia.

Epilogo

L'attacco alle installazioni petrolifere in Bahrain, perfettamente riuscito, generò un ondata d'ottimismo nell'opinione pubblica italiana, informata dell'impresa tramite la stampa.
Certamente, si trattò di un operazione dimostrativa, che non distrusse la capacità produttiva degli impianti, anche se ne causo la sospensione dell'utilizzo per parecchio tempo.
Poco dopo Ettore Muti, decise (sospinto da Mussolini) di lasciare la carica di segretario del partito fascista per concentrarsi sulle azioni belliche, dimostrandosi più uomo d'azione che uomo da scrivania.



D.M.

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