martedì 21 agosto 2018

La Volpe del deserto con le orecchie del S.I.M. (Parte II)


(Il colonnello Manfredi Talamo della sezione P. del S.I.M.)


Black Code

All'interno del S.I.M. naturalmente vi erano svariate sottosezioni, tra queste vi era la Sezione Prelevamento, detta anche Sezione P.
Questo reparto del servizio informazioni era gestito dal colonnello dei Carabinieri, Manfredi Talamo. 
La funzione della Sezione P. era semplice, intuibile dal nome. Prelevare documentazione segreta nemica da utilizzare a proprio vantaggio.

Il colonnello Talamo durante l'estate del 1941 iniziò ad organizzare un'operazione segretissima che aveva come obiettivo il furto dei codici di comunicazione crittografata degli statunitensi. Il codice, chiamato Black Code era naturalmente in possesso dell'ambasciata americana presente a Roma.

Per prima cosa Talamo infiltrò due agenti sotto copertura come dei semplici uscieri.
I due studiarono le mosse di un funzionario dell'ambasciata, Norman Fiske, in possesso delle chiavi della cassaforte dove veniva custodito il Black Code.
Il S.I.M. utilizzò come base d'appoggio un appartamento nei pressi dell'ambasciata, in modo da poter coordinare al meglio l'operazione.

Gli ultimi giorni d'Agosto il funzionario statunitense commise un errore madornale, lasciò per errore le chiavi della cassaforte sulla sua scrivania.
Uno degli agenti infiltrati nell'ambasciata approfittò della dimenticanza, riuscì a fare il calco delle chiavi, lasciando così le originali sulla scrivania in modo da non suscitare sospetto alcuno.
Dal calco venne sviluppata una riproduzione della chiave e successivamente provata con successo.

A questo punto Talamo studiò nei minimi particolari l'azione per il furto del prezioso codice.
La Sezione P. entrò in azione a Settembre, due agenti con l'aiuto degli uscieri infiltrati penetrarono in piena notte all'interno dell'ambasciata statunitense.
Aprirono la cassaforte e rubarono il Black Code, si precipitarono dunque al quartier generale del S.I.M. dove il codice (quasi un migliaio di pagine fra tabelle e codici crittografici) venne accuratamente riprodotto fotograficamente.

Il tempo passava, era necessario riportare l'originale al suo posto, in caso contrario l'azione si sarebbe rivelata inutile, infatti se gli americani avessero notato la sparizione del codice quest'ultimo sarebbe stato ovviamente cambiato.
I due agenti col favore della notte tornarono presso l'ambasciata statunitense, dove ad attendergli c'erano ancora i due uscieri.
Il codice torno al suo posto ed il mattino successivo un ignaro Norman Fiske arrivò nel suo ufficio dopo aver fatto colazione all'Hotel Ambasciatori, ignaro di quanto fosse successo quella notte.


Il Black Code e Rommel

Al momento del furto del codice, gli Stati Uniti non erano ancora in guerra con le potenze dell'asse.
Nel Dicembre del '41 però in seguito all'attacco di Pearl Harbor, l'Italia dichiaro guerra agli USA. 
Il Black Code così in mano agli italiani divenne protagonista degli eventi successivi, nonostante la storiografia classica, soprattutto quella statunitense ha tentato di insabbiare il clamoroso furto.

Dal Cairo il colonnello statunitense Fellers inserito come addetto militare americano all'interno del comando della 8a Armata britannica iniziò a trasmettere utilizzando proprio il black code.

Le comunicazioni, intercettate dai reparti dell'intelligence italiana presenti sul fronte africano venivano inviate a Roma, dove il S.I.M. provvedeva immediatamente alla loro decodificazione.
Da quel momento il comandante dell'Afrika Korps, Erwin Rommel iniziò a ricevere dettagliatissimi dispacci da parte del S.I.M. dove gli venivano date tutte le informazioni ottenute grazie alla decodifica del black code.


(Una postazione radio-intercettazioni italiana in nord africa)


Rommel disponeva così di un quadro generale praticamente senza segreti, era perfettamente a conoscenza della disposizione delle truppe nemiche e dei loro spostamenti.
Non è un caso infatti che la controffensiva italo-tedesca avvenuta nel gennaio-febbraio del '42 sia tra le più riuscite della Volpe del deserto.
Per non parlare dell'offensiva successiva, quella che portò le truppe dell'Asse quasi alla conquista dell'intero Egitto, in quel caso Rommel si fermò ad El Alamein a meno di 90 Km da Alessandria d'Egitto. 

(Erwin Rommel, al centro.)


La fortuna però voltò le spalle agli italo-tedeschi, infatti il 10 Luglio durante una piccola controffensiva locale della 9a divisione Australiana un reparto d'intercettazioni italiano si fece cogliere in maniera del tutto imprudente troppo a ridosso delle prime linee. Venne così sopraffatto, le truppe alleate iniziarono a rovistare tra le carte nella speranza di trovare qualche preziosa informazione e con grande stupore trovarono le intercettazioni del colonnello Fellers.

Fu così che gli statunitensi cambiarono il black code e richiamarono in patria il colonnello Fellers.

Da quel momento in poi Rommel non fu più in grado di ottenere quelle informazioni per lui così preziose. 
Di li a qualche mese, le truppe italo-tedesche vennero poi sonoramente sconfitte nella seconda battaglia di El Alamein.


L'importanza del S.I.M.

La storiografia americana ha più volte cercato di insabbiare quanto avvenuto, spesso esaltando le doti di Rommel così da poter mascherare l'insuccesso.
Dalle informazioni in nostro possesso oggi possiamo tranquillamente affermare che Rommel deve tanto al lavoro del S.I.M. le sue vittorie infatti ottenute sicuramente anche grazie alla sua eccezionale preparazione sono da attribuire al servizio informazioni militari italiano, che per qualche mese fu in grado di fornire al comandante dell'Afrika Korps dispacci d'importanza vitale.

Fortunatamente gli storici britannici, per giustificare le sonore sconfitte patite dagli italo-tedeschi in nord Africa si sono battuti per portare alla luce il furto del black code, che nonostante tutto è un evento tutt'ora molto sottovalutato.

Importante è ricordare la mente dell'operazione che portò al furto del codice, il colonnello Manfredi Talamo, probabilmente, uno dei migliori agenti segreti italiani della storia.


D.M.








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