Passa ai contenuti principali

Verso la vittoria - Parte IV (Finale)


(Dipinto raffigurante la firma dell'armistizio di Villa Giusti)



Salta il banco?

Il 2 Novembre il generale austroungarico Weber attendeva notizie dal suo comando, il colonnello Schneller era ritornato a Trento per meglio comunicare con esso e riportare dettagliatamente quanto stava succedendo a Villa Giusti.
La situazione era critica, l'esercito rischiava ormai la distruzione totale ed alcuni esponenti dell'alto comando spingevano per l'accettazione dell'armistizio onde evitare sciagure più gravi, ritenendo ancora di poter salvare il salvabile.

In altri ambienti sembra invece che si volesse ritardare l'armistizio per poter negoziare da una posizione migliore. Addirittura pare che l'ammiraglio Horthy volesse tentare di forzare il blocco navale per far fuggire la flotta austroungarica in Spagna (paese neutrale).
Nel bel mezzo di questo caos l'Ungheria, regno costituente dell'Impero si dichiarò formalmente indipendente da esso e nomino' il conte Karolyi nuovo primo ministro dell'Ungheria indipendente.


(Uno squadrone di Carabinieri schierati a Villa Giusti)


L'Ungheria decise quindi unilateralmente di uscire dal conflitto, notizia che circolava già da alcuni giorni, ma ora con l'indipendenza del paese diventava dunque un fatto compiuto.
I comandanti d'origine austriaca cercarono in tutti i modi di evitare che la notizia potesse raggiungere le truppe di etnia ungherese anche interrompendo totalmente le comunicazioni col proprio comando.
Nel frattempo a Schoenbrunn l'imperatore Carlo I aveva riunito il consiglio della corna per poter prendere una decisione definitiva riguardo la fine della guerra che stava portando alla distruzione della sua corona.

Al fronte l'avanzata delle truppe italiane era generale, le truppe della prima armata iniziavano seriamente a minacciare Trento, la resistenza da loro incontrata si faceva sempre più scarsa e con il possibile ritiro delle truppe di etnia ungherese la resa delle forze nemiche si faceva praticamente imminente.
Dalla parte italiana le ultime ore di guerra vennero viste come una corsa contro il tempo, era necessario infatti secondo il governo italiano riuscire ad occupare militarmente quanto più territorio possibile, non si fidavano degli accordi presi con gli alleati, temevano che in qualche modo potessero rimangiarsi gli accordi presi con la stipula del famoso patto di Londra.
Badoglio, il generale incaricato di dirigere le trattative armistiziali aveva ricevuto ordine di ottenere l'accettazione delle condizioni il prima possibile ma di metterle in pratica dando prima il tempo all'esercito di avanzare in territorio nemico.

Nel tardo pomeriggio del 2 la 6a Armata raggiunse il Tagliamento mentre nella valle dell'Adige l'intero dispositivo difensivo austroungarico era totalmente collassato, le truppe nemiche si ritiravano in disordine lasciando ingenti quantità di materiale e munizionamento.


Vittoria

Il 3 Novembre alle prime luci dell'alba arrivò la decisione finale del consiglio della corona, venivano accettate le condizioni stabilite dagli italiani. Nonostante alcune opposizioni infatti era ormai praticamente impossibile continuare la lotta ed il sovrano austroungarico volle concentrarsi sulla possibilità di poter salvare la monarchia. Carlo I con abile astuzia concesse l'indipendenza al neo costituito regno dei Serbi, Croati e Sloveni cedendo alla nuova nazione l'intera flotta austroungarica, (Cessione avvenuta il 31 Ottobre) così pensò lui, da poterla preservare da eventuali rivalse delle potenze vincitrici. La marina italiana il 1° Novembre attacco' la corazzata Viribus Unitis ammiraglia della flotta, un MAS trasportò nei pressi di Pola una Mignatta (antenato del siluro a lenta corsa), a guidare la torpedine due ufficiali italiani, il Maggiore Raffaele Rossetti (ideatore della Mignatta) e da Raffaele Paolucci. Assicurata l'arma esplosiva alla carena della nave i due furono scoperti e fatti prigionieri, la mignatta esplose alle 6:44 del mattino causando l'affondamento della nave ammiraglia della flotta austroungarica.


(La Viribus Unitis mentre affonda poco dopo l'esplosione)


Gli ufficiali austroungarici a Villa Giusti ricevettero ordine di accettare l'armistizio e porre fine immediatamente ai combattimenti, tale provvedimento avrebbe almeno inizialmente impedito agli italiani di penetrare in territorio imperiale.
Il generale Badoglio venuto a conoscenza delle disposizioni andò su tutte le furie, minacciò la delegazione austriaca di far saltare le trattative e di continuare la guerra se non avessero accettato di porre fine ai combattimenti il giorno 4 Novembre e non immediatamente.
La delegazione austroungarica fu alla fine costretta ad accettare anche questa condizione. Alle ore 15:20 l'armistizio venne firmato dai delegati delle rispettive nazioni belligeranti, la guerra sul fronte italiano era formalmente terminata, i combattimenti si sarebbero protratti fino alle ore 15:00 del 4 Novembre.


(La stanza dove venne firmato l'armistizio)


L'esercito austroungarico aveva ceduto, esausto e moralmente distrutto non oppose praticamente più alcuna resistenza alle truppe italiane.
Partì da Venezia una forza navale con l'obiettivo di occupare Trieste, il cacciatorpediniere Audace attraccò al porto di Trieste alle 16:30 senza incontrare alcuna resistenza, accolto invece da un bagno di folla festante. 
Poco prima alle 15:15 le truppe della 1a Armata comandata dal generale Pecori Giraldi entravano finalmente a Trento, la popolazione della città accolse le forze italiane come liberatrici, in breve le piazze si riempirono di gente che salutava con emozione l'arrivo dei soldati italiani.

(Le truppe italiane sbarcano a Trieste accolte dalla popolazione)

(Soldati italiani entrano a Trento tra le dimostrazioni d'affetto dei locali)

(Bagno di folla per le truppe italiane a Trento)


Il 4 Novembre l'esercito austroungarico iniziava ad arrendersi in massa ed alle 15:00 finalmente la guerra sul fronte italiano poteva dirsi conclusa.
Il capo di stato maggiore Armando Diaz diramò così il famoso bollettino della vittoria.


L'immediato dopoguerra 

La battaglia di Vittorio Veneto nonostante sia vista come una semplice marcia trionfale costò agli italiani 35.000 tra morti e feriti a dimostrazione di quanto fosse ancora seria l'opposizione austroungarica specialmente durante i primi giorni di battaglia.
L'Impero austro-ungarico perse sul campo di battaglia circa 90.000 uomini tra morti e feriti oltre che più di 400.000 prigionieri (!).

Il generale tedesco Erich Ludendorff nelle sue memorie descrisse come decisiva la battaglia di Vittorio Veneto anche per quanto riguarda le sorti tedesche, con un Austria-Ungheria ancora in piedi infatti riteneva che la Germania sarebbe potuta durare ancora qualche mese, almeno fino alla primavera del 1919 invece di capitolare pochi giorni dopo l'11 Novembre 1918.



D.M.

Finisce qui il nostro viaggio, Verso la Vittoria è dedicato a tutti i caduti italiani del primo conflitto mondiale, alla loro memoria affinché venga sempre ricordato il loro sacrificio. 

A mio zio Antonio caduto in battaglia il 19 Giugno 1918.




Commenti

Post popolari in questo blog

Il più grave disastro navale della storia

(Il transatlantico Wilhelm Gustloff)


La grande fuga
All'inizio del 1945 l'armata rossa aveva iniziato la sua inarrestabile avanzata che l'avrebbe poi portata nel giro di pochi mesi a Berlino, nel cuore del reich tedesco. L'esercito germanico si trovava ormai nella condizione di poter solo ed esclusivamente sperare di poter rallentare il rullo compressore sovietico. 
L'armata rossa riuscì con successo a sfondare nel settore della Prussia orientale, in pieno territorio tedesco, ottenendo il completo accerchiamento dell'area nel Febbraio del '45. Il comando militare germanico si trovò così nella situazione di dover trovare una via di fuga per i militari e soprattutto i civili rimasti intrappolati dall'avanzata sovietica.  Farlo via terra era del tutto impossibile, l'operazione di salvataggio di migliaia di soldati e soprattutto milioni di civili venne quindi affidata alla Kriegsmarine.
L'ammiraglio Karl Donitz, comandante in capo della marina tedesca, pr…

Operazione Gunnerside

(L'impianto di produzione della Hydro Norsk)


Il programma atomico nazista
Sul programma nucleare militare tedesco è stato scritto tanto, che la Germania di Hitler fosse vicina alla realizzazione di un ordigno atomico è ormai appurato. Come è anche praticamente certo che verso la fine del 1944 vi fu addirittura un test atomico, realizzato nel Mar Baltico, sull'isola di Rugen. Test documentato dal corrispondente di guerra italiano, Luigi Romersa, inviato appositamente da Mussolini per accertarsi della veridicità delle parole di Hitler riguardo quest'arma "miracolosa" che avrebbe dovuto mutare le sorti del conflitto.
Secondo quanto riportato da Romersa, il test a cui lui stesso assistette, ebbe luogo il 12 Ottobre 1944 su un isoletta del Baltico. L'esplosione avvenuta alle 11:45 e fu talmente potente da poter essere avvertita da varie località lungo le coste baltiche. Tuttavia, il programma tedesco era ancora lontano da ultimare un ordigno che avrebbe potuto essere uti…

L'asso dei cieli

(Francesco Baracca)


L'aviazione italiana nel primo conflitto mondiale
Lo sviluppo dell'arma aerea fu fin da subito supportata dai vertici militari italiani, nel 1911 alla vigilia della guerra italo-turca, l'esercito (L'arma aerea era ancora parte dell'esercito) disponeva di 4 areostati, 2 dirigibili e 28 aeroplani. L'utilizzo di un aeroplano in battaglia contro il nemico a terra fu sperimentato per la prima volta proprio dal Servizio Aeronautico Italiano (Così era chiamato il corpo aereo all'interno dell'esercito) durante la guerra contro l'impero ottomano.
Il 23 Ottobre 1911 avvenne la prima azione bellica del Servizio Aeronautico, la flottiglia aeroplani composta da 9 velivoli attacco una colonna nemica, servendosi di semplici bombe da due Kg lanciate a mano dall'aereo.

(Raffigurazione del primo attacco aereo al suolo della storia)
Alla vigilia della prima guerra mondiale, l'Italia nonostante fosse tra le nazioni pionieristiche per quanto riguar…